—Non ho detto questo. Vi ho detto che non gli appartenni. È un'altra cosa.

—È una cosa peggiore.

—Forse. Ma non gli appartenni.

—Allora spiegatemi la ragione, Madlen.

—Io non amavo Lord Pepe. Questo è molto semplice.

—Ma essere fra le braccia d'un uomo, ravviluppata con lui nella medesima coltre, od essere del tutto sua, non vi pare, Madlen, la stessa cosa?

—No, affatto; non mi pare la stessa cosa. Ed è [pg!185] un'altra; infinitamente un'altra. Essere nelle braccia d'un uomo vuol dire permettergli d'intingere le labbra nel nostro medesimo bicchiere, quand'egli suppone di aver sete, o magari ha sete... Voleva dire, per me, scegliermi un compagno di cena, un coraggioso guidatore d'automobili, un ragazzo calmo ed elegante che sapeva ballare molto bene il tango argentino, e pregarlo di lasciar credere al mondo ch'io fossi davvero, come invece non fui, la sua amante. Voleva dire abbandonargli qualche volta, per curiosità, o magari per indifferenza, non me stessa, ma la fredda superficie di me stessa, e retribuire, con una specie di odio silenzioso, il denaro che spendeva per me, la pazienza che aveva nel sopportare i miei capricci... voleva dire insomma, che per quanto avessi provato a concedergli tutta me stessa, in me c'era un'altra donna che terribilmente non voleva... Anzi non dovete maravigliarvi: sono già quattro anni che vivo a questo modo, fra donne che vendono e regalano l'amore; appartenni di nome a cinque o sei amanti, ma il mio corpo non si concesse ad alcuno, perchè la gioia, la vera e più forte voluttà, per me consiste nel non appartenere a chi sta per prendermi. Questo vi sembra incomprensibile? Può darsi. Ma è tuttavia molto semplice. Volete sapere perchè piangevo? Volete proprio saperlo? Ebbene piangevo perchè ho sentito per un momento, anzi per la prima volta nella mia vita, il pericolo, quasi la tentazione, di rovesciare indietro la testa, e chiudere gli occhi, e dimenticare tutta me sotto il pallore della vostra faccia che mi guardava, la vostra faccia cattiva ed ironica, sì, come ora, come ora, sotto le vostre dure mani, che mi piegano... così... così... Nella stanza entrava la notte, calda, pesante, a continue [pg!186] folate. In me, in lei, si propagava l'irritazione di queste parole, serpeggiava l'odore della sua bellezza; io sentivo con una specie d'inerte coscienza fisica, sentivo con una tentazione opaca e tormentata, che questa incredibile cosa era esattamente vera, e mille particolari quasi dimenticati risalivano d'improvviso nella mia memoria; sentivo che una creatura non posseduta era nelle mie braccia, si premeva contro il mio desiderio, mi faceva intravvedere una forma nuova dell'amore, una forma inattesa del vizio, quella di passare immacolata su l'orlo d'ogni voluttà e negare ai propri sensi la naturale pacificazione.

Pensavo:—«Ecco una donna che può sembrare inammissibile, quando invece mi confessa la sua storia più vera; una donna che io chiamerei, se dovessi darle un nome, l'esasperazione.»

La guardai, e mi pareva così lontana dalla purezza, ma nel medesimo tempo così diversa dalle altre peccatrici, ch'io dissi, quasi per deridere il senso delle mie parole:

—Dunque voi siete ancora imposseduta, e siete anzi, per me, impossedibile?...