—Sì, la parola è questa: io sono veramente impossedibile. Tutto il mio corpo non vuole, forse non può. Mi sono educata al piacere imparando a rinunziarvi. Sano pazza di questo desiderio continuo, che i miei sensi non vogliono esaudire. Ho atteso terribilmente questa grande cosa nuova, che forse è nulla. Voi dovete sapere ch'io lasciai la mia casa molti anni or sono, perchè volevo andare in cerca di un amore che non c'è, di un godimento che non si trova; e sin da quando ero fanciulla sentivo l'attrazione di questa [pg!187] vita notturna, che forse m'invecchierà in pochi anni e mi lascerà il dolore di ricordarmi che sono stata bella, che ho avuta un'anima limpida, e che forse amai questa vita perchè appunto non doveva essere la mia. Infine, benchè la cosa mi sia indifferente, non dovete nemmeno credere ch'io viva con il denaro altrui. Io sono ancora molto ricca, forse più ricca di tutti i miei amanti.
Le sue mani, allacciate alle mie spalle, si muovevano con una specie di dolore; ne' suoi occhi era una luce innaturale, perversa, un'espressione la quale mi faceva pensare alle orribili forme che assume talvolta la sensualità nelle donne mal possedute.
Tutto ciò—pensavo—era colpa del primo che non la seppe genuflettere, che male desiderò e male conobbe la sua bellezza tormentata. In fondo era una povera donna, forse una donna malata, che cercava con esasperazione d'immergere i suoi vivi sensi nella gioia della vita. E gli uomini, più ciechi di lei, erano passati accanto alla sua complicata innocenza, nè si erano mai dati la pena di guardare se in lei fosse nascosta un'anima, forse un'anima profondamente offesa da quella fredda e brutale realtà che per ogni fanciulla rappresenta il principio dell'amore.
Adesso, in lei, questa parola suonava come il rumore di una moneta falsa; era divenuta, non la beatitudine, ma l'angoscia de' suoi sensi. Forse il grembo inesaudibile di questa vergine perduta cercava nell'amore una gioia che l'amore per sè stesso non può dare.
Una tentazione lenta, calma, piena di novità, gonfia di sperdimento, saliva nel mio turbato spirito, innamorava il mio cuore trepido, mi faceva sentire, confusi nella [pg!188] tentazione delle sue pesanti colpe, il singolare pregio della donna che non fu di nessuno.
E volevo domandarle mille cose, che mi parevano anche inutili...
Pensavo alla prima sera quando la vidi, quando eravamo seduti presso, nel Casino di San Sebastiano; e ricordavo la fisionomia di Lord Pepe, là, dirimpetto, che apriva e chiudeva con nervosità il suo bellissimo astuccio d'oro scintillante, mentre si pavoneggiava con serietà, con eleganza, davanti agli occhi di tutta la Spagna, orgoglioso di mostrarsi con una donna tanto ammirata, benchè non sapesse nascondere la sua palese inquietudine davanti allo sciupìo di quel denaro che le crudeli mani dell'amante, quasi azzurre come le perle, raddoppiavano sul tavoliere ad ogni messa perduta.
Di lei mi ricordavo con esattezza, quasi con dolore.
Il suo braccio nudo impolverava leggermente la mia manica nera; una gran folla si muoveva; il denaro pesava sul tappeto, esagitava le convulse anime dei giocatori; dai lampadari d'ottone oscillanti sopra i tavolieri cadeva su noi, su tutti, una opprimente fiamma un alone caldo, una specie di rossa eccitabilità, che alterava le cose, i lineamenti, perfino i pensieri. Dalle finestre aperte verso il terrazzo entravano i densi profumi, la pesante serenità della sera d'autunno; io mi sentivo a disagio, sentivo quasi la tentazione di piegare la bocca sovra la sua spalla così nuda... Perchè mai? Altre donne, forse belle come questa, passavano davanti a' miei occhi, vicino a' miei sensi; ed io le guardavo come si guarda un bel quadro, una bella vetrina, un gioiello che abbia valore, ma nel medesimo tempo sia profondamente inutile...
[pg!189] Invece sentivo che c'era in lei qualcosa di non afferrabile, una specie di novità funesta, un'attraenza contagiosa e perversa, che mi dava, quasi ubbriacandomi, un senso di confuso dolore.