Pensavo a' suoi movimenti, ch'erano così diversi da quelli delle altre donne, alla sua voce, che rimaneva nei sensi come una ondata di musica, e pensavo alle parole che mi aveva dette con la sua bocca rossa, quella prima sera, mentre stava con i gomiti nudi appoggiati sul tavolino della cena:—«... voi che avete scritto qualche libro, forse qualche libro d'amore, perchè venite così lontano, in questa città piena di perdizione, ad avvelenare nelle case da gioco il vostro cuore che ama l'Atlantico?...»
Infinite altre cose pensavo; e la voluttà, l'attesa di possederla, svaniva in un desiderio mille volte più profondo, più dolce, più intimo, si alterava in una specie di riconoscenza fisica per questa donna così piena di colpa ed ancor nuova all'amplesso; diveniva una specie di soave dolore, di lenta musica, un'aspettazione vasta e grande, nella quale io stesso riuscivo quasi a nascondere un senso indefinibile di purità.
E la notte cadeva su noi, ci avvolgeva nel suo musicale silenzio, ci faceva godere la gioia d'esser tranquilli, d'essere vicini, d'essere veramente giunti su l'orlo dell'amore, nella poesia di questa bella favola eterna e lieve che si chiama l'amore, nella infinita, beata ilarità che prova l'anima quand'essa può svegliarsi, può ridere, può splendere, giovine ancora come una volta e piena di sole, di sole...
Nè io volevo essere per lei quello che altri furono. Custodisse ancora il suo vizio indocile, la gelosia dell'ultimo [pg!190] suo peccato; fosse ancora per altri, e non per me, una dispensatrice di tormenti, una perfetta e ingaudibile amante; portasse ancora, illeso dal mio desiderio, quella oscura febbre del suo grembo, quel tesoro di ebbrezza non goduta, dopo il quale, forse, non diverrebbe che una povera donna di piacere, irritata e ingrata, come altre mille che si piegano con la bocca fredda, con gli occhi serrati, sotto la forza nemica di un possessore che le opprime.
Sì, è tardi... è tardi... Ora posate il capo su la mia spalla, Madlen; chiudete gli occhi, dormite... L'ora del sonno è bella quando la finestra impallidisce.
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Ora cominciava il pericolo. Il pericolo di prendere sul serio questa leggera, fragile, inutile cosa, che tutte le donne possiedono, almeno per brevissimo tempo:—una verginità.
Pare nulla, ed è quasi la storia del mondo. I popoli sono divisi dalla maniera d'intendere questa fondamentale origine delle famiglie. In Europa, e sopra tutto ne' paesi latini, si dà un valore certo esagerato a questo velo di purezza, che per la sua tenuità è facilmente soggetto agli strappi. Ma il focolare non arde come dovrebbe ardere, là dove il suo custode non fu quegli che accese la prima vampa. È una sciocchezza voi dite?... Sì, forse. [pg!191] Un pregiudizio medievale, un residuo di barbarie che la letteratura coltiva prodigiosamente?... Sì, forse. A bene pensarvi, la cosa manca di serietà. Ma in ogni caso è un pregiudizio importante, una inciviltà caparbia, un difetto per ora non superabile dalla natura umana. Può darsi venga un giorno in cui le vergini non saranno più di moda e spariranno queste imprecise distinzioni fra donna e donna, tessute molto spesso dalla sola impostura. Io penso che un tal giorno verrà; anzi lo credo e spero fermamente. Oggi nondimeno bisogna riconoscere che la famiglia del ventesimo secolo è tuttora fondata su questi due pregiudizi gravi:—l'obbligo della originaria purezza e della conseguente fedeltà.
Quando s'incontra un uomo, il quale dice che può far a meno di entrambe queste cose, noi riteniamo che sia un disonesto. In fondo lo è. Talvolta può essere un semplice millantatore. L'ombra di un altro, che fu prima di noi, è sempre funesta nella donna che si ama, e persino in quella che solamente si desidera.