Dunque può darsi che ciò non sia un pregiudizio degli uomini, ma veramente un pregiudizio della natura. Forse, quand'ella stava lavorando a quell'invenzione pratica e geniale che poi nel mondo finì con chiamarsi amore, si accorse che per renderla eterna bisognava coinvolgere in essa il pensiero ed il segno del divieto. La natura fu provvida, e sarebbe davvero peccato se la malizia degli uomini riuscisse a mettere in quarantena questo leggero e dolce inconveniente.

Il secolo ventesimo è il secolo dei paradossi; piace a tutti confondere in speciose negazioni le antiche verità. Ma questa è letteratura; provvisoria ed acrobatica letteratura. Quando poi si viene al caso pratico, ognuno [pg!192] di noi s'accorge d'essere nuovo e moderno su per giù come un uomo preistorico.

Le teorie passano, i concetti puri sono miraggi che svaporano; l'uomo rivolgerà, sovvertirà in ogni modo possibile i principî della vita;—ma se v'è cosa che mai gli uomini riusciranno ad intendere con altri sensi e con altra immaginazione, questa è certamente l'amore.

I seduttori di mestiere, i Don Giovanni da strapazzo, tutti coloro che dispensano la propria irresistibilità come un sovrano munifico dispensa le croci da cavaliere, poi gli annoiati, gli scettici, quelli che vi parlano della donna come se conoscessero prodigiosamente i più solleticabili cantucci della sua dolce anatomìa, tutti costoro appartengono spesso a quel numero d'ingenui che un bel giorno finiscono poi con riabilitare una prostituta o condurre al talamo la propria cameriera.

Un solo uomo può non temere il pericolo della donna: ed è quegli cui mancano le tentazioni della virilità. Ma gli altri dovrebbero guardarsi bene dall'esprimere giudizi o teorìe, poichè nell'amore c'è sempre il caso imprevedibile. Questo caso imprevedibile turba l'immaginazione, piace più di tutti gli altri, è insomma il natural fuoco e la buia tristezza dell'amore. Al mondo c'è una sola cosa veramente nuova: ed è la donna della quale ci s'innamora. Ma quando non troverete più, fra mille, una sola che vi piaccia, una che sia per voi bella come la primavera e di sè infiammi con splendore tutto il cerchio del vostro infinito, allora sarete per sempre una fredda cosa inaridita, un fuoco morto sotto la cenere, una fontana esausta, un giardino distrutto, un campo senza fiore, una sorgente senza vita.

[pg!193] Ora per me cominciava il pericolo. C'era in lei qualcosa d'innocente, una purità insospettabile, una gioia non ancora posseduta. Questa maravigliosa cortigiana aveva saputo custodire intatto il suo grembo di fanciulla; si era data senza lasciarsi prendere, aveva tormentato senza esaudire. Per quanto ciò paresse incredibile, io sentivo con esattezza che ciò era vero. In questa femmina di piacere, perversa e complicata, c'era un senso di verginità insoffocabile, che le impediva d'essere un'amante. Quelli ch'erano stati vicini a possederla, di lei conoscevano soltanto il vizio, non l'amore. Aveva lasciata la sua famiglia troppo severa, per immergersi nel rumore delle orchestre, per vivere nella soffocante atmosfera delle case da giuoco, per alzare col polso un po' tremante i cálici che traboccano di vini biondi; aveva cercato nei balli notturni, fra le donne perdute, come una libera cortigiana, l'amore divino ed introvabile che ogni vergine sogna d'incontrare nell'amante al quale si dà. Ma invece il suo freddo cuore dormiva nei sensi terribilmente innamorati; ella si avvolgeva nel vizio con una specie di opaca ira, voleva essere una dura e splendida cortigiana, per avvicinare il suo corpo al fuoco di tutte le tentazioni e salvarlo dal pericolo di gioie troppo lievi.

Io compresi perfettamente che una donna potesse custodire la sua purità come un supremo vizio, e non per renderla ad altri, ma solamente a sè stessa, più lenta e più pericolosa.

[pg!194] Ella mi raccontava queste cose, io l'ascoltavo; anzi, per meglio dire, indovinavo tra le sue parole confuse una verità complessa e difficile, assurda e verisimile, che solamente in lei, vicino a lei, nel guardare la forma del suo corpo, il colore de' suoi occhi, trovava una spiegazione del tutto ammissibile.

Era—io pensavo—una donna che amava patire, una folle che andava cercando su la terra l'introvabile paradiso, nell'amore una gioia così forte che potesse ucciderla, mentre in lei si nascondeva, forse organicamente, una specie di divieto ad esser femmina, quasi un oscuro ed incancellabile segno di sterilità.

Per quanto si usi dire che ogni vera madre è una vera amante, forse un medico potrebbe dimostrare il contrario. Nella vera amante c'è' spesso il desiderio, più ancora l'intenzione della sterilità. Il suo grembo non vuol sottomettersi al peso, alla deturpazione della fertilità materna. La infinita bellezza ch'ella prova e regala con i suoi sensi non vuole giungere ad assorbire la vita, ma preferisce soffocarla, deluderla, poichè le sembra sia questo un bene superiore alla vita medesima. La perfetta voluttà esclude ogni altro fine; c'è in essa una tendenza verso l'uccisione.