Le dispensatrici d'amore, quelle che posero ingegno ed anima nel raffinare la tepida gioia della procreazione, quelle che fecero de' propri nervi uno strumento complicato e mirabile, quelle che superarono il loro natural destino e patirono la bellezza dell'amore come la bellezza di un'opera d'arte, non sentirono mai, anzi rifiutarono, il bisogno di perdere sè stesse in un'altra vita. Essere madre vuol dire impoverirsi, vuol dire sommergere la propria vita in quella che nasce; la vera madre sopporta il procreatore, non cerca l'amante.

[pg!195] Io pensavo:—«E questa non potrà guarire, se non trova chi le dia l'amore inatteso, involontario, per una creatura sua. Forse la fatica materna potrebbe ricondurre alla pace il suo grembo esasperato. Chi fu il primo a baciare la sua bocca, doveva impadronirsi di lei, o con la violenza o con l'amore. Sarebbe divenuta un'altra. Ma quel primo le permise di non abbandonarsi; ed ella da lui si levò come una fanciulla che avesse provato invano ad essere un'amante.»

Pensavo:—«Un giorno, dopo tante immaginazioni sterili e dolorose, forse troverà, nel fumo d'una sigaretta oppiata, nella spuma d'un bicchiere troppo colmo, nella fuggitiva illusione d'una parola d'amore, l'uomo che saprà d'un tratto farle terribilmente male, contorcere fino allo spasimo la sua perduta e bianca nudità. Allora sarà di lei quello che doveva essere il primo giorno. Ma troppo tardi. Quando non potrà più incamminarsi per la via naturale, fredda, calma dell'amore; quando i suoi sensi avranno imparato a cercare la gioia sempre più oltre, dove l'esaudimento non può essere, dove non è. Questa bella creatura, che in sè nasconde forse un ideale, andrà cercando fra mille uomini chi le dia l'amore, quell'amore che non è nei sensi, ma è nell'anima, e che l'anima di una creatura così delusa non può nè dare nè conoscere. Invecchierà presso le tavole da giuoco, strofinando i suoi gomiti nudi sui tavolini delle cene, appressando le sue labbra tinte all'orlo dei bicchieri ubbriacanti, riderà, splenderà, come una creatura che per vivere senta il bisogno delle droghe artificiali. Qualche uomo prepotente sarà il suo padrone, di qualche altro sopporterà la lascivia indelebile; e gli anni passeranno, e la vita notturna incaverà i suoi occhi [pg!196] splendenti, e dalla sua carne luminosa uscirà, più cruda, la forma dello scheletro, e sarà vecchia, e sarà povera, e i denti falsi brilleranno di una luce opaca nelle gengive pallide, e la sottile tosse dei tisici tormenterà i suoi polmoni arsi dalle sigarette oppiate; un giorno avrà un deliquio, morrà sopra un divano, la porteranno al cimitero... È triste.

Sì, Madlen, questa luccicante Bilbao diventa in breve una città noiosissima; i suoi teatri sono teatri di provincia, le sue strade fanno troppo rumore, i suoi campanili mancano di spiritualità, i suoi abitatori, a ben guardarli, hanno facce plebee, rapaci ed insolenti... La sola bellezza che riposa l'anima del forestiero è questo lento e calmo Rio Nervion, che trascina fra i moli sfavillanti, su ampie zattere, i tronchi delle sue foreste originarie. Ma camminiamo ancora un poco, Madlen; è dolce camminare con voi, mentre l'afa del pomeriggio svanisce tra gli alberi che profumano il verde Paseo del Arenal. Più tardi, quando saremo lontani, voi da me, io da voi, Madlen, e la distanza ed il passato—le due vere musiche del mondo—avvolgeranno le nostre anime di camminanti, questa bella e profumata sera in noi risalirà, come il sogno d'una bellezza perduta, sarà il tormento sottile, divino, di un amore che perdemmo, il fuoco e la tremante memoria di un lontano amore che passò. Camminiamo ancora un poco, Madlen; cerchiamo di essere attenti: le città sono come le anime, non si lasciano indovinare a prima vista. Bisogna guardarle, ascoltarle, trovare in esse la via della lor confidenza.

[pg!197] Bilbao non vi piace?... Perchè non vi piace? Probabilmente senza una ragione ben definita. Essa vi annoia. Vi sembra una città ricca e malvestita, avara e sfacciata. Sia pure; andiamo altrove. Scegliete una direzione; l'automobile può esser pronta fra un'ora; si partirà. Voi siete un poco stanca? preferite riposarvi, dormire tranquilla una lunga notte?... Va bene; sia come volete; io non ho preferenze; partiremo domattina.

Tuttavia debbo dirvi una cosa, Madlen. Bilbao può essere una città ingrata, come può essere la più felice della terra: i luoghi prendono il colore dell'illusione che noi sappiamo trarre da essi. Chi vuol cercare il paradiso fuor di sè stesso deve rassegnarsi a camminare eternamente. A me qualche volta parve che la felicità ridesse da una piccola finestra, sopra un cortile pieno d'erba, fra i due muri d'una strada nascosta, ove non passava quasi nessuno; e talvolta mi sentii sperduto nel rumore d'una città immensa, ove la febbre della gioia umana pareva salisse a vortici dal cuore della moltitudine, come un riso perpetuo e micidiale.

Non importa. Camminiamo ancora un poco, Madlen. Gli uomini vi guardano; le donne osservano maravigliate le vostre calzature fine; si fermano con sorpresa, e di voi parlano lungamente.

Ora dítemi una cosa:—Dove andremo? Volete girare in automobile, senza una meta prefissa, tutta la Vecchia Castiglia? Passeremo un giorno a Valladolid, un altro a Salamanca. O preferite invece telegrafare a Litzine,—vi ricordate la bionda Litzine?—perchè ci fissi un bell'appartamento, con le finestre verso la Grande Plage, all'Hôtel du Palais? Rimarremo a Biarritz una settimana, due se vorrete; faremo una cura [pg!198] di nervi alle tavole di chemin de fer, poi forse rivedremo Lord Pepe—vi ricordate, ancora, Madlen, quel vostro elegantissimo Lord Pepe?

No?... Ed allora non rimane che una cura d'aria negli Alti Bassi Pirenei: Cauterets, Pau, le Bagnères de Luchon o de Bigorre... Aspettate!... volete fare una cosa davvero assurda, però molto cristiana? Volete visitare Lourdes?

Lourdes?...—Madlen sorrise; mi guardò; poi disse:—Andiamo.