E l'ultimo rifugio eri tu, Maria Maddalena. In questa vita rossa e calda come il succo delle rosse melagrane, tu eri la via dell'altra sponda, il passaggio all'altra fedeltà; eri l'addormentata che apre gli occhi e vede il sole nascere nel lontano infinito. Brillasti nei conviti ed umiliasti nella polvere la tua treccia bionda. Su te furono ghirlande, su te gli spini; la tua carne denudata urlò, e pianse di fredda solitudine. Ne' tuoi capelli profumati si torsero le dita crudeli degli amanti, e la treccia tua si sciolse per avvolgere il sonno del Liberatore.
La tua treccia è gonfia di rugiada, le tue mani han l'odore dei mandorli, Maria Maddalena...
[pg!246] E tu sei quella che tiene me prigioniero, in questa moltitudine che si raduna davanti al Calvario; tu sei quella che risorgesti nel cuore della pallida Bernadette, musica eterna dell'umano amore, peccatrice di Mágdala, innamorata dell'Uomo di Galil...
Egli ti disse:—«Lévati; ora è l'alba. Se nel sonno hai peccato, scendi alla fontana e detérgiti. Hai la veste orlata di brina: la tua treccia è gonfia di rugiada; il sole sta per nascere dietro la neve dell'Hermòn. Lévati; è già tempo di andare.»
E così, nella verde Galilea, fecero molta strada insieme. E camminando ella era sempre con lui, spesso a fianco, talora nella sua ombra. E l'amore della cortigiana di Mágdala fu l'amore che seppe andar più lontano traverso la memoria degli uomini: pallido e voluttuoso amore della rinunzia, eterna poesia del mito cristiano.
Ma ora tu risorgevi, cortigiana di Mágdala, dalle buie distanze dei secoli; venivi tra quell'immenso gregge di umiltà, e novamente perduta nell'amore di Cristo, me, davanti al Calvario, conducevi per mano.
Tu eri stata la povera figlia del mugnaio Soubirous, dai capelli pieni di vento, che andava per vicoli umidi, rasente il muro, alta e pallida, senza guardare alcuno. Tu splendevi, con la tua treccia bionda e buia, nel sogno dei miserabili, e la carne tua che possedettero i centurioni prepotenti, e l'amore tuo fedele che seguiva l'Uomo di Galil, era ciò che nelle favole millenarie ti rendeva, o peccatrice, così umana.
Non la moglie vergine del falegname di Nazareth, ma tu sola eri, o peccatrice, la divina bellezza del mito cristiano.
[pg!247] E il mare umano scendeva, con me prigioniero, verso il terreno sacro del Calvario, alla Fontana dei Miracoli. Giunto in vicinanza del ponte che varca il fiume di Bernadette, cominciai con veder allargarsi lo spazio della dura vallata, e le montagne ovali scostarsi, chiudendo in sè una specie di fantastico anfiteatro, dove nel fondo si alzava, nuda a solenne, la Collina del Calvario. Pareva che la natura previdente avesse voluto erigere uno scenario da leggenda intorno ai sacri misteri della fede cristiana. E là poteva una gente senza numero trovare spazio per le sue genuflessioni; tutto era costrutto con il senso dell'immensità, quanto era travaglio de' secoli od opera prodigiosa della fatica umana. Vedevo dall'estremo angolo della vallata scendere il fiume balenante, che pareva urtasse in un rogo di sole contro il macigno della rupe di Massabielle. Lontana, quasi cancellata nell'azzurrità, immersa in un vapor di sole, brillava di guglie d'oro la catena de' Pirenei.
Su per la vallata, nelle alte praterie, nei boschi pieni di odorato silenzio, erano i candidi monasteri delle pallide Carmelitane, gli ospedali colmi di sofferenza inguaribile, gli oratorî delle Confraternite, le piccole chiese bianche di umiltà, inginocchiate anch'esse davanti allo splendore delle tre Basiliche.