Ed ecco vidi questo miracolo apparirmi, non appena fui giunto nella immensa Esplanade, oltre il ponte che unisce Lourdes al terreno del Calvario. La folla estatica si fermò davanti all'apparizione splendente.

Erano tre cattedrali, costrutte una sovra l'altra, con una immensa duplice scalinata che le abbracciava insieme, salendo sino alla Basilica, l'ultima, la più alta, ch'era sul vertice della collina e pareva il raggiante culmine della potenza cristiana.

[pg!248] Percosso in pieno dalla veemenza del sole pomeridiano, il triplice tempio avvampava ne' suoi marmi e nelle sue vetrate; pareva uno scenario meraviglioso, composto di oro e di fiamma, che tutto rivestisse con la sua pietra incendiata lo sprone della dura montagna. Ed erano tre immense chiese, anzi tre santuari sovrapposti, che sorgevan dalla rupe medesima ove nacque il sogno di Bernadette. Nel pieno sole, davanti a' miei occhi abbagliati, brillava l'Arca del Divino Amore, splendeva il Tempio verso il quale giunsero, a centinaia di migliaia, con Vescovi e stendardi, con infermieri e parenti, gli storpi di tutta la terra, gli inguaribili di tutte le infermità, i condannati al male perpetuo dalla crudele sapienza delle cliniche infallibili, quei moribondi che prima di spegnersi chiedevano il battesimo dell'acqua santificata, quei maledetti che venivano a cercare in Dio l'ultima folle speranza della miserabilità umana.

E il Tempio ardeva, splendeva, nel sole giovine come la vita, con le sue gradinate di marmo spaziose al pari di strade maestre, costrutte nel sasso della montagna, simili a terrazzi aerei d'una reggia incoricábile; il Tempio adunava in sè tutte le ricchezze dei centomila pellegrinaggi, tutto il dolore delle innumerabili agonie; aveva ingoiate la pietà e la speranza degli umili, tramutandole in voti splendenti; era la collana delle infinite miserie, la gemma della universale povertà.

Ad esso venivano i cristiani, laceri di piaghe, corrosi dai cancri, gonfi di oscene idropisie, già fetidi e violastri di carni necrotiche, pregni fin nelle midolle dalla tabe dei mali ereditari;—e lasciavano al Tempio splendente il triste oro che i medici e le farmacie non vollero, che la fatica di un parente raccolse, o fu risparmiato giorno [pg!249] per giorno sul pane, su l'olio, sul fuoco:—Dio riceveva quell'oro dalle mani povere de' suoi figli.

E il Tempio era là, davanti al mare della moltitudine, davanti ai giardini dell'Esplanade, ove i mercanti assalivano a torme la folla dei pellegrinaggi, scuotendo mazzi di medagliette miracolose, persuadendo con raggiri e con minacce l'avarizia dei fanatici. E venivano le fioraie co' lor pieni canestri, le venditrici d'acquasanta con le bottigliette suggellate, i figurinai con le Madonne di cera, i mercanti di paternostri, addobbati solo di scapolari e di rosari; venivano gli smerciatori di sacre immagini, con ogni specie di stampe o di tavolette ov'erano le sembianze della divina Bernadette, mentre alcuno, parlando sottovoce, vi proponeva per un prezzo indecente l'ultima camera mobiliata... Il merciaiuolo vi prendeva per un braccio, costringendovi ad esaminare i suoi astucci pieni di minute gioiellerie, di penne stilografiche, di catenelle d'oro «doublé», mentre v'inseguiva la turba dei falsi miracolati, ossia di coloro che fingevano d'aver ottenuta in passato una guarigione miracolosa, e vi dicevan con qual fervore d'elemosine avevan potuto acquistarsi la benevolenza divina; o tenevan per mano un fanciullino rachitico, del quale andavano mostrando qualche membro cicatrizzato, e si udiva dappertutto, accidiosamente, senza requie, senza un attimo d'interruzione, quella voce lamentosa e monotona dei mercanti di religione, che si attorcigliava intorno ai vostri nervi come la cantilena di una feroce litanìa, e non faceva che ripetere sui vostri passi: «Monsieur, Madame, achetez-moi quelque chose! Monsieur, Madame, ça vous portera bonheur...»

E il tempio era nato, pietra su pietra, da questi lamenti; [pg!250] aveva trasportati, a forza di lacrime, i suoi bianchi alabastri, aveva, con il rame dei poveri, comperato l'oro de' suoi frontoni splendenti, e man mano era divenuto nell'ombra delle sue cripte una selva d'arazzi, un cófano di gioielli, un favoloso corredo nuziale della Sposa Divina. Le sue pareti, all'interno, non eran più che una tappezzeria d'argento; i ricchi ed i poveri di tutte le terre cristiane avevano gareggiato nell'abbellire la Casa del Miracolo. Ed era quella opaca voce dei mercanti di religione, lenta e continua, dolorosa come uno stillicidio, che si alzava da mattino a sera nel cielo di Lourdes nè lasciava partire i pellegrinaggi prima di averli spremuti; era quella voce inesorabile, sotto la quale si nascondeva l'altra, più sommessa, più súbdola, pei monaci asseragliati nei freddi monasteri, l'unica fattrice di tutte le opere, quella che alimentava l'insaziabile fame del Tempio, gremiva i suoi forzieri, tempestava d'oro i suoi marmi, volgeva in tremenda potenza il sogno dell'umile pascolatrice.

Così un giorno era entrato il pallido Galileo nel Tempio della dissoluta Gerusalemme, ed aveva gridato:—Fuori i mercanti! Fuori i simoniáci! Siano distrutti i banchi dei venditori di Dio!

E con la sua mano scarna, e con la sua forza debole, aveva egli stesso rovesciate le tavole, disperse le mercanzie, vuotate sul pavimento le borse degli attoniti Farisei.

Ma ora chi entrerebbe a disperdere i mercanti della nuova Gerusalemme? Chi apparirebbe su la scena del teatro dove si rappresenta il dramma dell'umano dolore, [pg!251] a dire, come diceva il Battista:—«Uscite fuori dai tuguri, o percossi da tutte le sventure! Adesso è venuto il Messia vestito di bianco, il Redentore dalla mano trasparente, l'Annunziato nelle visioni dei Profeti, Quegli che parla coi doganieri ed amano le belle cortigiane, il Salvatore nostro, l'Uomo di tutte le penitenze, la Carne di Dio»?...