Lord Pepe, rimasto lì, con la stecca in mano, senz'aver potuto giocare un solo colpo, impiegò due lunghi minuti a riaversi dallo stupore, poi si fece rosso di collera e bestemmiò fra i denti:
—Palurdo ladron! Mañana yo te rompo la caveza! Ma in quel frattempo l'illustre Joe Wallace, il popolare [pg!266] Jo, era già salito al pian di sopra, forse per addormentarsi un po' ebbro nel calmo tepor coniugale d'una moglie sposata per interesse.
Io dovetti ricorrere a tutta la mia moderazione per placare lo sdegno di Lord Pepe. Voleva sapere il numero dell'appartamento di Jo, salire, violarne il domicilio, prenderlo per il collo, buttarlo giù dalle scale; voleva scrivergli una lettera insolente, fargliela recapitare per mezzo d'un «boy»; voleva mandare me come ambasciatore, per pregarlo di scendere a pianterreno, anche se fosse già in pijama, onde aggiustare i conti con lui, don Josè Fernandez vizconde de Higuera, con lui, signore probabile del feudo di Zaraùz, che un volgare stalliere, un sudicio gabellatore di vecchie croste, si era permesso di trattare a quel modo, appioppandogli una dietro l'altra dodici perfette carambole, senza offrirgli la rivincita e senza permettergli di tirare nemmeno un colpo di stecca.
Ma, eruttata in un vulcano di bestemmie, sfumata in una serqua di minacce omériche, la collera di Lord Pepe si ammansò come per incanto. Mentr'io temevo di vederlo trascendere a qualche atto inconsulto, quest'uomo ragionevole depose la stecca nella rastrelliera, si nettò una falange impolverata di gesso azzurro, e come se al mondo non esistesse nemmeno più un personaggio nominato Joe Wallace,—l'illustre e popolare Jo—ecco il sereno Lord Pepe accorgersi di avere appetito, e zufolando recarsi ad intervistare il barman per vedere qual genere di fredde vettovaglie fosservi ancora da prescegliere nella sua notturna dispensa.
E poichè una solitaria pernice allietava quel rifugio di scarni gallinácei e di volgari giamboni, Lord Pepe, [pg!267] tutto giulivo, mi costrinse a dividere con lui quell'ultimo spuntino dell'ágape giornaliera.
Fra le varie marche di Champagne,—generose fontane di sogno e di transumanazione,—quella che più induce alle intime, alle difficili confidenze, è senza dubbio la marca della Veuve Cliquot. Questa era l'opinione di Lord Pepe, ossia l'opinione d'un erudito in materia, che sapeva sottilmente variare i toni dell'ubbriachezza come un sapiente musicista varia le sue musiche preferite.
Questo vino che portava il leggero nome d'una vedova, ci condusse naturalmente a parlar d'amore. Verso le due di notte, non prima,—(le ore che precedono sono ancora eccessivamente borghesi)—verso le due di notte l'uomo elegante, il saggio distributore della meridiana, esce da tutti que' discorsi che intesero ad altre cure de' suoi travagli diurni e leggermente si risolve a parlar d'amore. Queste ore prima dell'alba sono per lui un viatico a Citera, un dolce avviamento al desiderio ed alla critica dell'altro sesso, l'ora spirituale che rende il suo scetticismo proclive a tutte le confidenze.
Infatti chi mai, se non un caporale di fanteria, potrebbe risolversi a parlar d'amore la mattina presto, od anche nelle prime ore del pomeriggio? L'amore, come lo spiritismo, ha bisogno di un'atmosfera semibuia. Quelli che fanno ballare i tavolini sanno benissimo che gli spiriti si prestano volontieri ad entrare sotto le gambe delle tavole, magari a scendere dai lontani Empírei per suggerire tre numeri del Lotto, purchè il silenzio ed il raccoglimento creino la necessaria medianità, quella specie di attesa tremante che induce i buoni spiriti ad entrare in comunione con gli uomini.
[pg!268] Così press'a poco avviene per quello spirito ben più diffidente che si chiama l'Amore.
Lord Pepe, assaporando il petto e le cosce di quella rotonda pernice, prese a narrarmi le intime storie de' suoi amori con Litzine. Litzine la bionda, la pura come una educanda, l'azzurro-venata come un alabastro, Litzine dalla gola di colomba, chiara e docile, distratta e sapiente...