Io mi ricordavo l'alba davanti ai mare della Zurriola, nella stanza della peccatrice di Mágdala, ove saliva l'ultima canzone grigia del lentissimo fiume Urumea....

E le rondini—pensavo—della bianca terra di Guipuzcoa si levano tutte a stormo, e trillano, questa mattina, per andare. Con l'ala tesa e ferma traverseranno il cielo infinito. Nelle bufere di luce, nelle burrasche di stelle, andranno per le vie dell'altomare. E canterà lo spazio, e i turbini dei maestrali canteranno, lassù, nell'alta nuvola, dove la strada è bella. Rondini, e l'amore vi porterà verso la stella ultima; vi ucciderà, nel vento, la distanza implacábile; forse vedrete splendere il sole della terra più lontana.

Ed io vi amo, rondini, perchè la vostra fedeltà è nell'esilio, e due volte nell'anno voi stringe il male della strada, e la distanza brilla in voi, come nel cuore mio di navigante brilla, o rondini, la poesia...

Sì, Lord Pepe, con questa ottima pernice un cuore di lattuga tagliato a metà, condito con olio, pepe, sugo d'uovo ed un pizzico di sénape, dev'esser proprio quello che ci vuole.

E quando le mele renette, i fichi umidi, le nocciuole di bosco giunsero in un piccolo paniere, che sembrava [pg!269] fosse asperso di rugiada, Lord Pepe mise l'occhialetto—(cosa che non faceva quasi mai)—si rovesciò contro la spalliera della seggiola e venne fuori con questa innocentissima domanda:

—¿Y Usted, Caballero? como fué con Madlen el primero certámen de nuptias?

«Signore del feudo di Zaraùz, alludete voi forse a quello che gli antichi pedanti chiamavano «ius primae noctis»?... Io rimasi lì, con la forchetta infissa nel tórsolo giallo della mela renetta, e guardai sorridendo Lord Pepe, che sorridendo riguardava me. Infine risposi:

—Mi sono fatto scrupolo a mia volta, caro Lord Pepe, di non ledere quella innegabile priorità che in ogni caso vi spetta...

Dopo la qual confidenza, entrambi togliemmo dal paniere, con l'umido suo frutto, una foglia di fico.

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