Ciò che importa, nelle cose terrestri, è credere ciecamente anche in assurdità, volere con assoluta fede una cosa magari impossibile; chi porta nel cuore la incontrastata certezza, già si trova per questo solo fatto su la via del miracolo. Ed il miracolo forse non è che una suprema ed oscura potenza della volontà umana.

In fin de' conti, se un pazzo era Lord Pepe, il qual credeva nell'influsso dell'aria di montagna su le fortune imprevedibili del baccarà, qual nome si meritava la demenza nostra, la fede o la curiosità nostra, che non esclude a priori le virtù miracolose di una fontana d'acqua sorgiva su la guarigione delle piaghe insanabili?

In verità eravamo pazzi entrambi, o saggi entrambi, secondochè si voglia nominare folle o giusta quella tentazione che l'uomo prova di voler guardare oltre i confini della stessa logica ed oltre l'esperienza della umana possibilità.

Per quanto sia mediocre il fine che lo tenta, c'è sempre un po' di sogno nell'uomo che insegue una [pg!298] chimera. E bisogna infine comprendere che nessuna verità è perfetta quanto la verità sublime delle cose impossibili.

Soltanto il meraviglioso è bello nella vita, nè importa voler conoscere per qual modo esso avvenga.

Questo noi cercavamo tra le oscure folle di Lourdes, nella grande attesa del miracolo che percoteva la cristianità infinita.

Quanti erano? Quante migliaia erano?

Impossibile a contarsi, quell'immenso numero di cristiani, del quale si gremiva tutta quanta la vallata; uomini e donne, secolari e monaci, cristiani di tutte le terre, facce sperdute in Cristo, nel fuoco della penitenza, nella febbre del digiuno, tutti confessati con l'ostia, mondi come il lino del battesimo, tutti assorti nel veggente amore che accese l'anima della bianca pascolatrice.

Era già questa l'ora, dopo le campane del vespero, quando i pellegrinaggi di Lourdes si adunano intorno alla Collina del Calvario per formare la processione del Santissimo Sacramento. Dai lontani Pirenei scendeva nella vallata un vento scuro, che pareva trascinasse con sè, dai prati alti, un melodioso e grande stormir d'abeti. Il bianco fiume di Bernadette quella sera cantava, come nel tempo quand'ella venne al guado, e la compagna e la sorella passarono per l'altra riva, e sparvero, cercando legna di buona scintilla. Nel vento era un odor confuso di nevai e di violette, un odor soave di bosco lontano e di fragranti resine.

Ora il Vescovo si mise davanti alle bandiere sacre delle varie comunità, e la processione cominciò a salire [pg!299] l'erta del Calvario. Di là dal ponte, sotto il Castello che tenne il vassallaggio delle otto vallate, Lourdes la empia, Lourdes la città monastica dei rigattieri di religione, si andava cancellando a poco a poco dietro un confuso velario di alberi e d'ombra. D'un tratto, sui bianchi steli dei ceri votivi qualche pallida e tremula fiammella s'accese; poi divennero cento, poi mille, poi divennero decine di migliaia; e tutto, nella valle di Lourdes, era un fantastico tremore di piccole stelle, un brillar stupendo che infiammava i marmi della raggiante Basilica, un improvviso ed infinito incendio, che vacillando pavimentava l'immensa Esplanade come una specie di terrestre firmamento.