Pensavo:—«E questa che viene con me, la bella fra tutte le belle, una sperduta in mezzo alle perdute, un fiore lungo la mia strada, una donna oscura che mi guarda con i suoi occhi pieni di nord, forse oggi diverrà la sorella dell'altra peccatrice, quella che disse una sera al pallido Uomo di Galil:—«Préndimi! báciami!... la strada è bella; e tu scioglierai la mia treccia per farne il tuo guanciale profumato...»
Pensavo:—«Siamo stati entrambi freddi e funesti come i gioielli che brillan nelle vetrine diavolo; tutta la nostra vita fu spesa, là dove l'anima perisce, negli ardenti pericoli delle sterili gioie; forse patimmo senza piangere, forse in noi rise un dolore che ci costrinse a vuotare il cálice, a rompere il bicchiere...»
E non udite voi, Madlen, come cantano i devoti pellegrini?
[pg!302] Essi cantano:—«Date a noi, Vergine Maria, la grazia, non di guarire, ma di credere; non di possedere, ma di credere; non di essere felici, ma di credere. Date a noi, Vergine Maria, l'altezza d'amore ch'è sopra il dolore degli uomini; lontanáteci dalle cose del mondo, fate in noi scendere quel che ogni spirito cerca: il vero Dio.»
Essi cantano:—«Il miracolo che noi cerchiamo è la testimonianza che voi non siete unicamente una musica del nostro inginocchiato sogno, ma la eterna luce dell'eterno infinito, la buona e verace ala che noi raccoglierà dal peso della polvere.»
Essi cantano:—«Vergine Maria, dà ora un segno che tu sei, nella nostra carne maledetta; solleva, se non me, il fratello mio che non ha ginocchia, la sorella mia priva di labbra, che non può dire il tuo nome; libera uno dei mille dal marchio dell'inguaribile infermità; muovi la mano per toccare una sola fronte; fa che i nostri occhi vedano quel che i nostri orecchi udirono; sii con noi, prega per noi, Signora di Lourdes, Madre di Dio...»
La chiesa era bella; era tutta un arazzo d'argento, un portico d'oro; i ceri si moltiplicavan tremando nel fuoco del tesoro inaccessibile; da ogni pietra saliva in Cristo l'anima del pellegrino inginocchiato.
Ed io pure sentivo qualcosa di me uscire da questa mia pesante materia, che tutto soffrì e tutto volle, per alimentarsi di quell'anima grande che la folla tramandava, come se il principio della liberazione stesse per invadere la mia spiritualità non ancora trascendente. E questo senso della purificazione mistica era in me tanto [pg!303] più vuluttuoso, quanto più sentivo di essere vicino all'amore di una donna, e quanto più sentivo il braccio di questa mia donna impaurita tremare leggermente sotto il mio, quando, nella splendente Basilica, fra la turba infinita, ella era il solo profumo, la sola presenza che ancora potesse ricordarmi della mia vita lontana.
Eppure, mai come allora, mai con uguale carnalità, avevo sentita la gioia della sua bellezza invadermi, l'ardore del suo desiderio possedermi, essere mio, confondersi nel tremore d'anima che pareva mi volesse dividere dalle gioie della vita.
Forse quest'amante, che non mi diedero le coppe lievi, ricolme di vini biondi, or mi darebbe la Chiesa dove l'organo balenante cantava, e mia diverrebbe davanti alla genuflessione di tutti i percossi, davanti alla miseria di tutti i pentiti, tra quell'incenso pregno d'immaterialità, che salendo in larghi vortici offuscava le gemme dell'idolo scintillante.