In quel beato sonno l'anima semplice dell'Addetto Americano spaziava nei paradisi artificiali dell'Old Scotch Whisky, paradisi certo superiori a quelli del divino Baudelaire. Lo si udiva russare con dolcezza, mentre appoggiava sul cuoio della spalliera la guancia perfettamente sbarbata. Quelle sue gambe interminabili stendevan un ponte rettilineo fra la poltrona e la sedia lontana. Lo scarpino lucido e piatto pareva che avesse camminato da sè; ora brillava, sempre più solitario, nel mezzo del pavimento. Il pianoforte, nella sala da ballo, ricominciava per la decima volta l'eterna canzone di Mayol:
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Tout le long, le long du Missouri
sous les grands mimosas fleuris,
chaque soir à la brune,
quand au ciel monte la lune...
Ed il barman usciva dalla sala reggendo sopra un vassoio molti bicchieri colmi, appannati, che tremando si urtavano. Allora sentii le vostre mani crudelissime toccare leggermente la mia spalla, ove rimase un po' di cipria. E con un riso che orlava d'un bacio non dato la vostra bocca inafferrabile, voi dicevate a me, ch'ero di voi tutto perduto e pallido:
—Ebbene sì, vi dico sottovoce di sì... molto piano... molto forte... Ma non so quando, forse d'improvviso, una sera... non domandatemi più nulla... ho detto di sì...
E il ritornello della canzone ripeteva:
Caprice fou!
J'oubliais tout...
Mes parents et mon pays,
tous mes amis...
Quando Lord Pepe fu di ritorno dalle sue danze, ci trovò intenti a lanciare mandorle toste nello scarpino solitario dell'Addetto Americano.
—Allô! allô! mister Hotkniss!—gridò egli con la sua voce risvegliante.
Il povero mister Hotkniss si destò di soprassalto e balzò in piedi come un pagliaccio meccanico. Vide Madlen che rideva, e le disse:
—Well! I beg your pardon...