Cominciai a passeggiare in su, in giù, per meglio esaminarla da vicino ed attrarre i suoi lucenti sguardi sopra la fronte non elevata dell'ottimo cavalcatore. Questi le raccontava certo qualcosa di molto gaio, perchè ogni tratto vedevo la sua bocca scintillante ridere. Quando bene potei osservare le sue labbra, il suo riso, i denti [pg!66] limpidi, gli occhi fatti a mandorla, più non mi rimase alcun dubbio: quella era Pastora Imperio.

Ma il giovine ufficiale... perchè non pensava egli dunque a coricarsi di buon'ora, visto che la mattina dopo i suoi veloci ed agili destrieri lo avrebbero atteso al primo sole, per compiere il duro percorso volando sotto lo scudiscio dell'intrepido cavalcatore? E non s'accorgeva inoltre, il piccolo Ussero di Alfonso XIII, che gli sguardi luminosi della bella Pastora Imperio non avevano affatto per me quella truce ombra che ben conobbe a' suoi tempi l'innamorato espada?

Passeggiai ancora un poco, indi presi una lodabile risoluzione.

Per la fortuna de' giovini e de' vecchi scapoli sonvi dappertutto, nei luoghi ove convengono donne galanti, certe provvide e sapienti matrone le quali interpongono l'opera della loro saggezza tra il frutto che si vuol cogliere ed il prezzo che se ne vuol offerire.

A mia conoscenza la sala da gioco ne ospitava una in dimora stabile, della quale un impiegato belga mi aveva tessuto i più caldi elogi, dicendola molto accorta nel suo leggiadro mestiere, fidata ne' servizi e conosciuta per tutta la penisola come reggitrice d'una prospera casa di Madrid. Ella era uno sfasciato quintale di rosea carne ribelle ad ogni busto, con un sorriso da vergine folle. Aveva sempre intorno a sè certe sue colombette, da lei menate in Cantabria per far fronte alle occorrenze della stagione.

Doña Beatriz (questo era il dolce suo nome) non di rado mi aveva sorriso, come a tutti gli uomini soli; ed ora me ne ricordai, perchè il sorriso d'una donna contiene sempre qualche vaga promessa.

[pg!67] Abitualmente stava seduta in un angolo, a far la chioccia delle sue pulcine; queste andavano intorno, scodinzolavano, schiccheravano, di qua e di là, un po' dappertutto; indi facevano ritorno a lei per dirle:—Mammina, ho fatto l'ovo!

Con un sorriso quanto mai garbato e con maniere piene di rispetto mi accostai al suo divano:

—Se digne Usted de excusarme...

—Hable, hable, Señorito!