Ella notò nel cartoncino, col suo lungo spillo, il colpo vinto; poi disse, quasi fra i denti:

—Tieni, c'est drôle!... je n'aime pas les gens qui ont la migraine!...

————

La Sevillana mi aspettava sul limitare del giardino. Mi aspettava con indifferenza, con pazienza, ed era già ravvolta nel suo mantello verde. Camminava nel chiaro di luna, in su, in giù, lungo il porticato. Quel suo mantello verde non mi piaceva. Era inoltre senza maniche. Non si poteva darle il braccio.

[pg!71] Talvolta è più facile desiderare una donna che rassegnarsi alla gioia di averla ottenuta. Nulla è triste come l'andare così—un uomo ed una donna—meccanicamente a svestirsi. Questo io pensavo, nell'accompagnarmi con la Sevillana, in quella notte calda e profumata, che illuminava di stelle i viali della Concha.

Era certo una bella ragazza. Sì, era una bella ragazza. Ma come potevo io perdonarle di non essere Pastora Imperio? E guardando i suoi occhi fatti a mandorla pensavo con esasperazione agli occhi di Madlen.

Nord e sud: la distanza infinita.

Le domandai se volesse andare a cena. Ma Socorrito non aveva fame, non aveva sete, non aveva niente... Le domandai allora se preferisse camminare; mi rispose di sì.

Scendemmo lungo la riva del mare. L'acqua verde si muoveva come una bene intramata stoffa di seta. Le acacie stormivano; il chiaro di luna dormiva su l'acqua orlata di sottili frange. Un lume rosso brillava sul Castello di Monte Urgull. Le cabine da bagno, addossate le une alle altre su la bianca riva, sembravano in lontananza un gregge addormentato.