[pg!88] Raccolse Pompon, che ascoltava con un orecchio diritto le nostre parole riprovevoli, e traversammo rapidamente l'atrio affollato. Madlen mi diede Pompon su le braccia, con mille raccomandazioni, e sparì nell'ascensore.
Due bambinelle assai leggiadre, con le gambe nude, mi vennero incontro, curiose dell'arcigno animaletto. Una delle due già sorrideva come una donna che vuol piacere; l'altra, più timida, era molto bellina.
—¿Caballero, que raza de perro es?
—Un perro de la China, nenita; un perro muy raro.
—Come se llama, caballero?
—Se llama Pompon, chiquita.
Ambedue, quella sfacciata e l'altra bellina, salirono con me su per le scale, fin davanti all'uscio di Madlen.
Ella venne ad aprirmi con le mani ancor umide, avvolte in un asciugamano. La stanza era quasi buia solo dal bagno entrava luce. L'argenteria cesellata, l'avorio de' suoi molteplici pettini, brillavano sul vetro; della pettiniera. Si udiva la pioggia battere sul terrazzo con uno scroscio continuo, pieno di sorda musicalità; nella voluminosa nebbia un lampione ad arco brillava davanti al teatro Eugenia Vittoria.
Mi offerse una sigaretta, una delle sue bionde sigarette profumate, nelle quali c'era forse qualche traccia d'oppio, e mi sgomberò il divano dicendomi:—Sedete.
Io pensavo che un uomo non si sente mai tanto straniero ad una donna come presso il letto ov'ella dorme con il suo amante. Invece di esprimerle questa mia sconsolante sensazione, le dissi vagamente che mi pareva di aver freddo.