—Freddo?

[pg!89] —Sì, nell'anima.

Era seduta contro la pettiniera; qualche filo de' suoi capelli pareva prendesse fuoco. E disse:

—Non muovetevi di lì; finisco di curarmi le mani, poi, se permettete, mi cambierò d'abito.

—Va bene. Anzi va molto bene.

—Intanto raccontátemi le cose che voglio sapere. Ma dítele con delicatezza, vi prego, e senza costringermi a provare il desiderio di arrossire.

—Oh, Madlen! perchè volete ancora tormentarmi con queste memorie delle quali non mi ricordo più?

Allora mi venne accanto, e si piegò, e si mise a ginocchi fra le mie ginocchia, e tutto il peso della sua dolce persona, tra quella penombra, si raccoglieva contro la mia persona. Diceva:

—Non credete voi che nell'amore la cosa più bella, più delicata, sia forse il parlarne? Immaginare, tormentarsi, avvolgersi nel peccato fino alla gola, rimanendo quasi puri? Contaminarsi piano piano, squisitamente, con un po' di sogno, con un po' d'esitazione, stando così, come noi siamo, non proprio nell'amore, nel faticoso amore, nel pesante amore, ma su l'orlo di esso, quasi nel profumo di esso, ravvolti nella gioia infinita che il vero abbandono forse non dà?

Ed il suo viso, con tutti i capelli, con tutto il respiro, si empiva di un terribile pallore; la sua bocca si orlava di vizio; nella sua voce, in tutta la sua carne, in lei, entrava una voluttà inesprimibile, quasi un dolore.