—Non ancora; lasciate che v'aiuti a sciogliere i ganci del vostro abito, le fibbie della vostra cintura.
—Sì, provate.
Nel premere fra le mie due mani l'incavo de' suoi fianchi, perchè si slacciassero i ganci, mi pareva di stringere fra le dita il bel collo di un levriero, focoso e docile. In quella fragilità sentivo scorrere una grande vita. La sottana cadde, producendo una specie di soffio, che agitò le frange della gonnella di seta. Portava un busto leggero, quasi una fascia da educanda, che le teneva i fianchi senza premerli, come una bella guaina. Poi slacciò e si tolse la camicetta, molto piano, guardandosi le braccia. Quelle sue braccia splendevano d'impurità, senza un'ombra, senza una incavatura, perfette. Ma in lei c'era qualcosa d'indefinibile, che mi fece pensare alla sua vecchiezza; certo una vecchiezza non d'anni, [pg!93] ma di anima sciupata, ma di carne troppo goduta, ma di lascivie troppo dolorose. Non so perchè, in quel momento la immaginai qualora fosse morta, morta nella sua giovinezza, ed immaginai di vederla giacere sovra un letto pieno di trine, seminuda, co' suoi capelli ancor segnati dall'ondulazione, con tutti i suoi vizi ancora evidenti su la pelle incipriata,—e pensai come sarebbe stato lieve il peso di quel corpo da mettere nella bara...
Ma era viva, e diventerebbe vecchia—una piccola vecchia gialla, col mento aguzzo, lo scheletro accartocciato. Il giorno del suo funerale, quando la porterebbero via, forse da tutti dimenticata, forse in miseria, qualcuno direbbe ch'era stata una prostituta; le darebbero, per marcire, due metri di terra santa... Era stata un capolavoro, e nessuno se ne ricorderebbe più. Ebbi una immensa pietà, un immenso dolore di questa che doveva morire; avrei voluto in quell'istante farle un dono, dirle qualcosa che la facesse almeno sorridere...
Ma ella d'un colpo sciolse tutti i suoi capelli, e questa magnificenza la vestì.
Disse:
—Non vi muovete, non parlate; voglio darvi un bacio tutt'intorno alla bocca... No, vi prego, vi prego, non toccate i miei capelli. Essi mi fanno così male... Chiudete gli occhi, vi prego, e non guardátemi; tanto più che sono quasi nuda... vedete bene che sono quasi nuda... Oh, lasciate stare, vi prego, i nastri della mia camicia; non li toccate, ho freddo... V'impólvero con la mia cipria?... Sì, v'impólvero. Però amo arrampicarmi su voi... no, lasciatemi stare... non carezzate i miei seni... essi mi fanno più male ancora... E poi v'ho detto: mi occorre lungo tempo, lungo tempo, innanzi [pg!94] d'essere innamorata... Bisogna che nulla di voi mi dispiaccia, nè di me a voi. Ho sognato tutta la vita di poter amare un uomo che fosse nel medesimo tempo un maschio veramente superbo ed un'anima veramente chiara. Ma l'uomo non è mai che una cosa o l'altra: ecco perchè innamorarsi è difficile. Se vi dicessi «tu», sarebbe assai più dolce, anche per una Inglese. Ma non posso ancora dirvi «tu». È molto più facile darvi un bacio su la bocca e dire «voi», e seguitare a chiamarvi, come si chiaman tutti gli uomini, «voi...» Ma ora, vi prego, andate via. È tardi. Quando un uomo parte in automobile non si sa mai a che ora può essere di ritorno. È meglio non ci trovi così... vi pare? Forse non darebbe alla cosa una grande importanza, ma osserverebbe senza dubbio che potrei anche mettere una vestaglia per ricevere i miei amici... E, del resto, vi prometto che durante la notte cercherò di salire da voi. Se non potessi, vi scriverò una lunga lettera... Sapete? scrivo molto bene, anche in francese. Per quasi otto anni fui chiusa in un educandato vicino a Parigi. Mio padre aveva un castello; mia madre, prima d'essere la moglie di un Lord, era stata la più acclamata, certo la più bella, fra le attrici dei teatri metropolitani. Ma tutto questo non importa, poichè oramai è così distante... In quell'educandato c'era una maestra, una bella monaca di ventisei anni, molto bionda, molto pallida, un'Alsaziana, e quand'erano le fredde sere dell'inverno ella veniva molto spesso a ravvolgersi nella mia coltre, perchè, diceva, ho la pelle così fina...
E la pioggia cadeva, cadeva, con un rumore continuo, con un piccolo ridere, con un sottile stridere; là fuori [pg!95] batteva, cantava, sui vetri opachi, la buona e profumata pioggia del mese di Settembre...
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