Lord Pepe è tornato assai tardi e si è presa la libertà di pranzare in abito grigio, dopo aver impiegato solamente mezz'ora per lavarsi le mani e lisciare i suoi brillanti capelli. Ormai son divenuto il loro commensale d'ogni giorno, ed anzi, da qualche tempo, la più cordiale intimità regna fra noi.

Ben tornato, Lord Pepe! Se il mio calunnioso intuito non m'inganna, voi dovete oggi, a Biarritz, aver presa una tazza di tè molto intima nella camera ospitale d'un'amica di Madlen. Forse Yvonne Le Hannec? forse Darclea Thibaud, l'attrice del Vaudeville? Forse, Lord Pepe, l'indiavolata Baldwin?... È ancora quel ch'io vado investigando. Me l'hanno fatto supporre alcune vostre celie garbatamente ironiche, poi quello sguardo, affettuoso e compassionevole insieme, con cui l'uomo suol avvolgere la propria amante dopo averla tradita. Voi siete inoltre fra quelli che hanno quasi un bisogno fisico di lasciar sospettare le proprie infedeltà, e dal principio alla fine del pranzo altro non faceste che cercare sottili espedienti per provocare la gelosia di Madlen. Invece, [pg!96] Lord Pepe, voi attizzate la mia, nel timore che un simile gioco possa rinfocolare verso di voi la sua tepidezza.

Il prestigio che vi conferisce in tutta la Repubblica di Francia essere l'amante, l'unico amante, l'invidiato amante di Madlen Green, è tale, che certo nessuna, per quanto ben custodita camera di Biarritz può rimaner chiusa alle vostre nocche irresistibili, quando, Lord Pepe, voi bussate. Inoltre, per un appassionato e negligente amatore della bellezza quale voi siete, nulla in amore supera la varietà.

Su le avventure della vostra gita Madlen vi ha chiesto ragguagli con una voce un po' sardonica. E voi rispondevate sul medesimo tono, anzi alludendo senza ombra di rancore all'innocente flirt che noi due, sotto i vostri benevoli occhi, andiamo intessendo.

Grazie al cielo voi siete un uomo del tutto moderno, e pieno di spirito, il quale considera come una mancanza di buon gusto la volgare gelosia. Ma il fatto strano è questo: ch'io sono invece molto geloso di voi.

Dopo il pranzo siamo andati al cinematografo.

Si rappresentava un dramma di oltre duemila metri, dov'erano esibite in azione le truffe colossali di un finanziere tipo Rochette, con la bellissima riproduzione dal vero della Borsa di Parigi pervasa dal pánico, un giorno in cui precipita il Rio Tinto.

Non erano però queste le sole attrattive del ben architettato dramma. Si vedeva, nella prima parte, un buon numero di vittime innocenti pagare con le proprie lacrime le ricchezze dell'empio frodatore. Indi si vedeva un ponte inabissarsi al passaggio d'un treno, e ciò era fatto in modo che il cuore di tutta la sala per un istante cessava dal battere. L'ignobile Rochette eseguiva [pg!97] poi un tentativo di stupro su la persona d'una bella dattilografa, incredibilmente onesta. Nè il denaro nè la violenza nè la promessa di vestirla da Paquin riuscivano a sedurre questa fanciulla preistorica. Il finanziere ladro andava, com'è immaginabile, su tutte le furie. Poich'era un uomo potente, macchinava orribili vendette. Così assistemmo all'arresto arbitrario del fidanzato di costei, cassiere onesto con fisionomia del giovine povero.

Si svolgevano in séguito infinite altre peripezie, poliziesche-drammatico-sentimentali, così ricche di fantasia e di pathos da potere assai bene reggere al confronto con tutto quanto produce la fertile romanzatura del nostro secolo;—finchè, un bel giorno, verso gli ultimi cinquecento metri, l'audace filibustiere vien preso ne' lacci delle sue proprie rapine; la vendetta covata negli animi per tanto chilometraggio scoppia in modo esauriente; la dattilografa-premio-di-virtù sventa in pochi secondi una rete d'affari assai più complessa che il traffico mondiale della Casa Rotschild; il cassiere onesto con fisionomia del giovine povero esce alfine di prigionìa, mentre, al sopravvenire de' gendarmi, il rovinato ingoiatore di beni altrui apre con mano brancolante il cassetto della scrivania, consegna tremando alla bella dattilografa un grosso fascio di documenti, le domanda perdono con un viso da intenerire i sassi, e negli ultimi cinquanta metri, con una pistola enorme, si fa saltare le cervella...

Esce un gallo che muove il collo, con la scritta: «Pathé Frères»