Su la soglia della tabaccheria mi parve necessario dirgli, prendendolo a braccetto:

[pg!107] —Cher ami... non ho purtroppo un padre, banchiere a Londra, nè una Manica da passare con tanta facilità; ma se quello che il «trente et quarante» finora non mi ha tolto può esservi utile per qualche settimana, vi prego di trattare con me come fareste con un vecchio amico...

Egli rifiutò indiscutibilmente, con un sorriso da Grande di Spagna.

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Ella tese a Lord Pepe la sua lunga mano inguantata, con un saluto sobrio e semplice, come se quella partenza definitiva non dovesse durare che lo spazio di ventiquattr'ore. A piè del treno, presso il montatoio, ella stava immobile vicino all'amante, lasciandogli nella mano la sua mano aperta e guardandolo negli occhi senza il minimo segno di dolore.

—Good bye. Friend. Kiss for me London...

Non v'era in lei turbamento visibile, ma neanche la più piccola simulazione. Otto mesi d'amore o di giornaliera intimità finivano per lei senza una lacrima, invece con una stretta di mano, con un sorriso da signorina, da miss inglese, limpido, illibato, sarcastico.

[pg!108] —Good bye, Friend. Kiss for me London...

Il marciapiedi bianco d'elettricità rifletteva la sua lunga ombra; il cappellino frivolo e serio, l'abito a giacca, gli stivaletti luccicanti, parevano stranamente adatti ad accrescere la sua impassibilità. In quel momento era più che mai onesta, più che mai signora, e signora inglese in tutta l'estensione del termine; tantochè ripensavo, quasi per amore del contrasto, alla sua bella camicia di linon, fina come un ragnatelo.