L'express Paris-Madrid allungava sotto la tettoia della stazione imbandierata le sue vetture luccicanti, collegate insieme da un passaggio a mántice; nel mezzo del treno il salon-restaurant sfavillava di luce come una sala da ballo. I pranzi ormai eran finiti, le tavole sparecchiate; nel lunghissimo corridoio del treno molte cuccette chiuse custodivano il sonno dei viaggiatori già coricati. Altre lasciavano intravvedere dagli sportelli aperti i preparativi notturni d'una coppia inglese che ammobigliava il proprio home, d'una parigina irrequieta che trasformava il suo scompartimento in un profumato boudoir, con bagaglio ad armacollo e piuma tirolese, infine d'un diplomatico turco in perpetua vacanza, che avrebbe offerto molto volentieri alla sua vicina di parete una bottiglia di Champagne...

Ormai, pare impossibile, non v'è treno di lusso che solchi l'Europa in qualsiasi direzione senza contenere la Parigina e il diplomatico Turco, questi due esponenti così caratteristici dell'umanità del ventesimo secolo.

Gli eleganti controllori della Compagnie Internationale des Wagons Lits, bei giovani, che talvolta, nel cuore della notte, una viaggiatrice solitaria chiama con romantiche [pg!109] scampanellate, ora ciarlavano fumando a piè de' montatoi; altri andavano preparando i lettini candidi, altri esaminavano fasci di tessere o facevano saltare il tappo d'una bottiglia di Pale Ale. Sopravvenne un Herr Doctor bavarese, viaggiatore di seconda classe, con occhiali a stanghetta e fasce di lana verde ai polpacci, uno di quelli che il Creatore stampò con la creta che gli rimase dall'ippopotamo. Costui andava da una vettura all'altra agitando uno scontrino dell'Agenzia Cook. Dopo aver seccata molta gente, alla quale non spettava occuparsi di lui, trovò finalmente un capotreno che gli diede retta, ed osservato il numero dello scontrino, gli disse in un tedesco irreprensibile che la sua cabina era stata riservata per un Ispettore Generale della Compagnia—sede di Bruxelles—qualcosa come il vice-padrone di tutti i treni a dormitoio che ánsano e vólano traverso l'Europa. Altro dunque non rimaneva per lui che rassegnarsi alla suprema ragion di Stato.

Da ultimo il capotreno si volse ad un impiegato che passava, e gli disse con l'aria più serena del mondo:

—Fous-moi que'que part ce sacré diable d'Alboche!

Un cuoco enorme, il quale sporgeva con tutta la pancia dalla finestrucola della sua cucina, sfogliava un numero dell'Assiette au beurre, fumando con regale voluttà un eccellente sigaro Avana.

Trofei di bandiere appese dappertutto ostentavano le sigle unite del Regno Iberico e della Repubblica Francese;—tra pochi giorni il Primo Cittadino di Francia, con i suoi Ministri, avrebbe traversato i selvaggi Pirenei per volgere a profitto delle tariffe doganali e del «Mediterraneo lago francese» quella simpatia che il giovine Re Alfonso, nel frequentare le regate ed i five [pg!110] o' clock di Biarritz, aveva saputo inspirare alle belle donne che governano la Francia.

La Compagnie Internationale des Wagons Lits mi sembra, nel ventesimo secolo, un organismo sociale d'importanza e di significazione per lo meno equivalenti a quelle ch'ebbe nei secoli trascorsi la benemerita Compagnia di Gesù. Essa è davvero una forza, una ruota, un'ala della vita moderna, come l'altra era una catena ed una potenza della vita medioevale.

Quel treno lungo, sottile, snello, fatto d'acciaio terso e di legno levigato, che trascinerebbe nel cuore delle montagne ciclopiche una fantasmagorìa di specchi e d'elettricità, che brucerebbe la distanza come il fuoco arde la miccia d'una mina, quel treno pressochè ingioiellato, carico di belle donne, d'uomini ricchi e di bagagli costosi, per cui le frontiere dei regni più non divengono che fermate frettolose, quel treno dove corrono tutte le monete, dove si parla ogni linguaggio, dove s'intrecciano avventure veloci, e che al mattino si profuma nel suo tepido corridoio di soave cipria e d'Acqua di Lavanda, era, per chi bene sapesse intendere, un segno dei tempi nostri, della vita nostra, di quella nuova e transitoria bellezza verso la quale ora cammina il mondo. Roma costruiva con la pietra millenaria, noi costruiamo con la delebile velocità:—e questo mi pare più grande.

Per quanto gli spiriti amici del palinsesto, coltivatori instancabili della polvere di museo, trovino che su la terra nulla di nuovo accade, ma tutta la bellezza e tutto l'esempio a noi provenga dagli antichi, pure io sono profondamente persuaso che nessuno fra quei sapienti selvaggi che a noi diedero la seccatura di possedere una [pg!111] tradizione potè mai concepire l'eleganza, o nulla d'equivalente all'eleganza d'una lady inglese che saluta il proprio amante con un semplice shake hand sotto i finestrini di un velocissimo express. Cleopatra e l'amica di Petronio mi fanno sorridere quando penso a Madlen Green. Povere belle donne d'una volta!... ormai servite al cinematografo, per sollazzare gli ozi domenicali delle nostre ancelle, che al buio sopportano con brividi la mano dell'innamorato contrabbandiere...