—È una pazzia.
—Forse; ma cosa vuoi che faccia qui ora? Non ho portato neppure una camicia da notte, e domani dovrei far colazione al Carlton con Crisòpulo, il Greco e pranzare con Ned, l'Americano.
—Ma neanche per sogno, Litzine! Rimani qui a dormire. Ti darò io tutto ciò che ti occorre, anche il denaro per rifarti domani, se vuoi. Quanto a Ned, gli puoi telegrafare di venire a prenderti. È molto più semplice, non ti pare?
—Credi?...—fece Litzine, dubitosa ed allettata.
—Ma certamente.
—Bene, facciamo così. È infatti più semplice. Ti rimanderò il denaro da Biarritz per telegrafo,—et je te dis merci, chère...
—Mais, voyons, quelle blague!
La contessa Fellner fece una piccola smorfia, perchè forse aveva già premeditato di chiedere un prestito a Madlen, e Litzine complicava le cose. Allora, sotto un lampione, si mise a rivedere il cartoncino d'una «taglia» di «trente et quarante» ove c'erano state quattordici intermittenze.—«Voilà où je devais me faire une fortune, l'imbécile que je suis!...»
Frattanto l'avvocato di Nimes continuava il suo bisticcio con la celebre cantante, M.me de Lonard, la quale, dall'alto del suo bel portamento, guardava con indulgenza il piccolo uomo testardo e cavilloso. La leggiadra cameriera camminava qualche passo dietro la nostra comitiva, seria seria, fissando il marciapiede. Credo ella stesse facendo il suo tirocinio di futura bella donna; ormai non le mancava che d'incontrarsi con il protettore di buona volontà.
[pg!125] Nel giardino dell'albergo il meccanico di Litzine aspettava pazientemente, fumando.