—Alors, assurément, le coup est perdu!—fece, con diabolica prontezza, l'avvocato di Nimes.
Pudica, M.me de Lonard si coverse gli occhi; ma Litzine, Madlen, la contessa ed io ne ridemmo di gran cuore.
Frattanto il custode notturno era venuto a sparecchiare la tavola dai magri avanzi della nostra cena. Litzine era distesa sul divano, leggermente ebbra, e fumava. Fumava con gli occhi sperduti nei circoli azzurri, nelle ondeggianti nuvole della sua profumata sigaretta. Poichè teneva le ginocchia un po' sollevate, si vedevan nell'ombra della gonna le sue belle caviglie delinearsi come lunghi fusi. Que' capelli così biondi, così leggeri, davano al suo viso d'educanda un non so che di celestiale. Madlen le sedeva presso; il capo d'entrambe [pg!131] affondava nel medesimo cuscino. L'avvocato di Nimes, dal bracciolo della poltrona, era sdrucciolato nel grembo di M.me de Lonard, che, sebbene fingesse di respingerlo, pur si lasciava con benevolenza perquisire dalle sue mani curialesche.
Allora, con un altro sospiro, M.me Fellner disse:
—Oh, com'è tardi, amici miei! Vi prego, lasciatemi andar via...
—Sì, avete ragione, contessa. Ora verremo noi pure. Vedo che Litzine e Madlen hanno bisogno di raccoglimento. Questo giovine signore, che purtroppo non è il vostro tipo, le aiuterà probabilmente a spogliarsi, ed è opportuno che noi provinciali, noi, gente a modo, non assistiamo a questi gravi disordini...
—Provinciale io?—brontolò M.me Fellner, gialla di stizza.—Per vostra norma son vent'anni che ho il mio appartamento in Boulevard Hoche!
—Non dico di no, cara contessa. Ma le donne che al giorno d'oggi si contentano ancora di andare a letto con un uomo—voglio dire semplicemente con un uomo—voi, di grazia, come le chiamate? Per conto mio le chiamo provinciali, mentre giudico addirittura prive di educazione quelle che ancora si permettono di avere un figlio... Dopo ciò, non mi rimane altro che augurare a tutti quanti la buona notte!
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