Fuori, laggiù, nell'alba, era la distanza infinita; nel mio cuore di navigante saliva, brillava, scintillava la spuma del vino biondo, cantava in me, non distinta, [pg!154] la folle musica dei bicchieri, la poesia felice, ingannatrice, che trilla su gli archi dei violini e scuote via dall'anima la polvere del buio dolore. In me, per ogni atomo, penetrava la gioia della carne umana, lo spasimo del grembo che si contorce, la viva e tremante furia della voluttà inesaudita.

Hai una treccia che ti veste, Madlen, come il fiocco abbrunito dal sole veste la pannocchia del grano.

E le rondini—pensavo—della bianca terra di Guipuzcoa, si levano tutte a stormo e trillano, questa mattina, per andare. Con l'ala tesa e ferma traverseranno il cielo infinito. Nelle bufere di luce, nelle burrasche di stelle, andranno per le vie dell'altomare. E canterà lo spazio, e i turbini dei maestrali canteranno, lassù, nell'alta musica, dove la strada è bella. Rondini, e l'amore vi porterà verso la stella ultima; vi ucciderà, nel vento, la distanza implacabile; forse vedrete splendere il sole della terra più lontana.

Ed io vi amo, rondini, perchè la vostra fedeltà è nell'esilio, e due volte nell'anno voi stringe il male della strada, e la distanza brilla in voi, come nel cuore mio di navigante brilla, o rondini, la poesia...

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—Bilbao? preferite Bilbao?

—Sì, andiamo a Bilbao.