Le campane di Bilbao, nell'alto sole, battevano il tocco. Un dragone di Alfonso XIII camminava davanti a noi, come se la sua terribile spada governasse l'intero mondo. Tra gli alberi profumati alcuni monelli scalzi fumavano con molta serietà. Una piccola zingara, bruna come le olive mature, c'inseguiva con un paniere di ciclamini. Su l'argine del fiume una lunga fila di scaricatori mangiavan radicchi e pesce salato, mentre un venditore ambulante [pg!161] di bibite ghiacciate li dissetava con horchatas de chufas, agua de cebada e zarzaparilla. Le commesse di negozio, un po' larghe di fianchi nelle attillate gonne parigine, si fermavan tratto tratto a cinguettare con qualche innamorato, snello, asciutto e fresco di rasatura. Poi si vedevano andar oltre insieme, tenendosi a braccetto, sotto un chiaro ombrellino. Qualche bella mula bionda, con forti sonagliere, trascinava piccole vetture coperte da larghi baldacchini. Le tramvie stridenti scampanellavano contro la folla sbadata; certe maestose pingui matrone, per traversare la strada, rialzavano fin sovra i polpacci la doppia e triplice gonnella nera.
Voi, Madlen, non so perchè, mi deste il braccio. Era la prima volta; e questo atto mi parve una deliziosa intimità, un gentile timido sentimento d'amore.
Dopo lungo andare, mi accorsi che avevamo sbagliato strada. Un signore molto grasso, molto amabile, in cappello panama, con un grande ombrello di cotone grezzo, interrogato da noi, ci spiegò cortesemente che il ristorante Antiguo si trovava in tutt'altra calle, poco lontano dall'albergo de Vizcaya. Per maggior chiarezza, questo eccellente uomo chiuse l'enorme ombrello di cotone grezzo e tracciò il disegno dell'itinerario nella sabbia del viale.
—Muchas gratias, caballero!
—Obligado, señor!
Questa volta infatti non sbagliammo. Il ristorante Antiguo puzzava d'olio fritto e di puros peninsulares, micidiali sigari del Regio Monopolio. Nondimeno ci furon serviti ottimi ordubres, con langostinos y jamón en dulce; poi, per terrore della manteca di Biscaglia, [pg!162] comandammo huevos pasados por agua, nome complicatissimo delle semplici uova à la coque, ed un rosso biftec á la parilla, che fece onore all'onesto animale dal quale proveniva.
I clienti del ristorante Antiguo stavan ora giocando a carte con mazzi assolutamente lerci, oppure intrecciavano da un tavolino all'altro conversazioni politiche molto rumorose. Vecchi scapoli, dalla fisionomia di pretori urbani, pensionati governativi, ex-ufficiali od amministratori di qualche Lotteria, lasciando cadere nel piattino della chicchera di caffè la bianca cenere d'un magro Habano, leggevano con accigliata e scrupolosa pazienza i loro grandi periodicos, trovando chissà mai quali sbalorditive notizie nella prosa declamatoria di quei giornali di provincia.
Una matrona forse cinquantenne, rotonda e prepotente come una tinozza, era seduta quasi dirimpetto alla nostra tavola, e, non saprei per quali meriti singolari, tanto la clientela come il proprietario del ristorante Antiguo le andavano prodigando continui segni di rispetto.
Con la sua mole rubiconda ella opprimeva un minuscolo marito, grigio e piatto come una vecchia sardella, il quale, certo naufragando nella sua pinguedine, le aveva pur dato il legittimo orgoglio di tre orribili maschi e d'una bella bambina. Questa era seduta vicino a lei, e per mancanza d'un seggiolone riusciva di ben poco a superare l'altezza della tovaglia. Invece i tre maschi le stavano di fronte, mentre il generatore di tanta fecondità, seduto a capotavola, ogni tanto sogguardava con occhi timidi la sua gloriosa e tremenda metà, che in questo caso avrebbe dovuto chiamarsi per [pg!163] lo meno il suo doppio. Doña Elvira—(questo era il nome che udivo da tutti pronunziare con ossequio)—si lamentava delle pietanze, delle saliere, delle oliere, del pane, del vino, della senape, della tovaglia, del servizio, del marito, de' figli, del Regno di Spagna e della città di Bilbao. I camerieri, un po' altezzosi con tutti, per lei sgambettavano pieni di premura, visibilmente felici di poterla servire. Supposi perfino che fosse la moglie del serenissimo Alcalde, e lui, quell'omiciattolo angusto, con le sue fedine grige, l'Alcalde in persona. Ecco le vere curiosità, cui si ripensa magari dieci anni dopo. Chi era mai quella terribile Doña Elvira, con il suo vecchio abito di raso nero, la sua triplice collana di corallo ed i suoi larghi anelli d'ametista?... Mi ricordo che fece anche abbassare le tende, perchè il riverbero del selciato le dava noia.
I suoi occhi porcini, rigonfi e maliziosi, ogni tanto sbirciavano Madlen, e la sua bocca un po' simile ad un guscio di lumaca non sapeva nascondere un sorriso di riprovazione. Fosse la moglie dell'Alcalde, o la padrona di cinquanta zattere sul fiume, certo era la vecchia Spagna cattolicissima, che guardava con diffidenza e con rancore la forestiera che si dipinge gli occhi e non porta l'abito di raso nero. Dopo essersi empita la bocca d'un copioso boccone, apriva il suo ventaglio d'ebano e ruminava con lenta ingordigia, rinfrescandosi le gote.