Et dans l'énervement des nuits chaudes et calmes,
Berçant ta gloire éteinte, ô Cité, tu t'endors
Sous les palmier, au long frémissement des palmes.
Più che nel tronfio accademico poema di Camoens, Goa «la Dourada» è chiusa in questo miracolo di quattordici versi!
Un Natale a Ceylon.
Adam's Peak. Ceylon, 25 dicembre.
Lento martirio del risveglio sotto questi climi!
La coscienza, intorpidita dall'atmosfera di serra calda, si ridesta penosamente come una ribalta che s'illumini a scatti successivi ed improvvisi; si direbbe che nel sonno essa abbia abbandonato il corpo, si sia involata verso la patria lontana e debba ora riguadagnare in pochi secondi la spaventosa distanza, ritrovarsi la via tra lobo e lobo del cervello; la ragione, invece, già vigile e desta, assiste a quel tormento, indaga, commenta, deride:
«È vano che tu m'illuda, o vagabonda notturna! Sono a Ceylon; so d'essere a Ceylon! È vano che tu mi porti ad ogni risveglio un lembo di paesaggio ligure o canavesano, il sorriso d'un amico, il profilo di mia madre.... So di sognare. Questo suono fioco di campane che tu fingi per ricordarmi la patria, imita assai bene il clangore natalizio quando la bufera di neve lo investe turbinando. Ma non è vero. Vero è soltanto il coro assordante e rauco dei pappagalli e delle scimmie sul tetto del mio bungalow. Fra pochi secondi mi sveglierò a Ceylon, nel mio rifugio solitario, in piena foresta tropicale....
Mi sveglio. Sono a Ceylon. Ho gli occhi bene aperti, vedo attraverso il velo bianco gli arredi della stanza, la figura di Patrick in piedi, che attende col vassoio del thè; sono ben desto; ma, attraverso il coro della foresta, continua il clangore fioco delle campane; scosto la zanzariera, balzo dal letto con tale sorpresa che il vecchio boy cingalese s'inquieta.