[405]. Ughelli-Coleti2, loc. cit., VIII, col. 32.
[406]. Capitulare mantuanum secundum generale c. 7. ed. Boretius loc. cit. n. 93 pag. 197.
[407]. I Langobardi, dopo la vittoriosa discesa di Carlo Magno, passarono sotto la corona dei re franchi; ma, come è noto, non entrarono a far parte del regno e si mantennero separati ed, in certo grado, autonomi. Dal momento che i capitolari franchi parlano a questo proposito di antiqua consuetudo, non si può dubitare che essi attuassero in Italia quel sistema che avevano adoperato i Langobardi.
[408]. Capitula italica c. 3. ed. Boretius loc. cit. pag. 216.
[409]. P. Diacono. Hist. Lang., IV, 29.
[410]. Da tutta la narrazione di P. Diacono e dal complesso delle notizie che abbiamo della conquista langobarda, appare come cosa eccezionale e dovuta a specialissime condizioni strategiche l'occupazione del territorio di Cremona fatta dai conti di Bergamo e di Brescia e si ha quindi una riprova del fatto che i Langobardi come sistema, si servirono delle divisioni territoriali preesistenti.
[411]. Solmi. Le diete di Roncaglia cit.
[412]. Cfr. Böhmer. Regesta Carolinorum. Frankfurt, 1831 pag. 630.
[413]. Memorie e Documenti per servire all'istoria del ducato di Lucca. V. p. II, Lucca 1827, n. 30.
Questo Gaudenzio, ricordato in molti documenti, è detto in uno del 746 (ibid., n. 33) magister: probabilmente della schola vescovile lucchese perchè è un chierico che lo chiama così; infatti l'atto dice: «Ego Perteradus clericus ex dectato Gaudentio presbitero magister meo iscripsi».