[468]. Fu San Paolino da Nola che sagacemente pensò di utilizzare per il culto cristiano le campane che prima avevano adoperato i pagani.

Cfr. a questo proposito le vecchie ma buone osservazioni di Ferrarii B. De ritu sacrarum ecclesiae veteris concionum, Ultrajecti, 1692, pag. 85.

[469]. Cfr. Muratori, Anecdota cit., I, pag. 18, comm. al v. 169 dei Natale XI di S. Paolino di Nola.

[470]. A Roma il giorno consacrato era il 25 aprile, data tradizionale nella quale gli antichi Romani celebravano la festa dei Robigalia. Il rito principale di essa era una processione che uscendo dalla città per la via Flaminia si dirigeva verso il ponte Milvio, poi si portava sino ad un santuario suburbano situato a qualche distanza, fino al quinto miglio sulla via Claudia (cfr. Ovidio. Fasti, IV, 901). Il Flamen quirinalis immolava in questo tempio un cane e un montone. La processione cristiana che le fu sostituita seguiva lo stesso percorso fino al ponte Milvio; partiva dalla chiesa di S. Lorenzo in Lucina, la più vicina alla porta Flaminia, faceva stazione a S. Valentino fuori delle mura; poi al ponte Milvio. Di qui, invece di incamminarsi sulla via claudia, volgeva a sinistra verso il Vaticano; si fermava ad una croce di cui l'ubicazione non è specificata e poi nell'atrio di S. Pietro ed infine entro questa chiesa, dove aveva luogo la stazione.

Se ne ha ricordo fino dal 598 (cfr. Iaffè 1153. Ep., app. 3).

Queste le testuali parole del Duchesne (loc. cit.) il quale aggiunge anche la spiegazione del perchè le feste cristiane si celebravano nelle stesse epoche di quelle pagane.

Roma ci offre un esempio tipico per la limpidezza del fatto e l'antichità dell'epoca; ma il fenomeno è generale ed avremo occasione di parlarne più distesamente fra poco.

[471]. Su ciò ho accennato qualche cosa nel § 5 della prima parte (pag. 20 e segg.); a proposito dei Flamini vedi il commento di Gotofredo alle leggi 21, 46, 60, 75, 77, 148, 166 De decur. e il paratitlon in tit. De paganis sacris et templ.; di cui (se non mi inganno) nè il Mommsen nè il Marquardt hanno saputo trarre vantaggio.

[472]. S. Ambrogio. (Opera omnia ed. G. di Frisce e N. Le Nourri 1686-90, Ep. V, 30) chiama S. Damaso romanae ecclesiae sacerdos e nello stesso senso usano questa parola S. Paolino da Nola (Natale, XIII, V. 568 in Muratori Anecdota cit., I. pag. 102) e S. Leone M. (Ep., X, 6 e Jaffè Reg. cit., n. 407) imitando le leggi romane (cfr. Cod. Theod., XII, 1, 148... ordinando sacerdote provinciae); e l'uso continua fino al secolo decimoprimo.

[473]. Cfr. il can. 6 del concilio ticinense dell'850 (ed. cit. XIV, col. 931).