[537]. A torto, quindi, si tenterebbe di riannodare a questa coabitazione del clero antico, l'origine delle canoniche del secolo X.º e XI.º. Cfr. Muratori Ant. Ital. Diss. LXII.
[538]. Et nos habemus in ecclesia senatum nostrum cetum presbyterorum, dice S. Agostino (Opera omnia, Parigi, 1704, V, pag. 16).
[539]. Cfr. Gregori M. Ep. I, 6 e 60 e Lupi. De parrochiis cit. pag. 380 e segg.
[540]. Nel 787 Dateo, arciprete della cattedrale di Milano, fonda un brefotrofio presso di essa stabilendo che i presbyteri ex ordine cardinali vi abbiano una sala a disposizione (Muratori A. Antiq. ital. diss. XX). Nel doc. dell'864 riportato nella nota 2 a pag. 178 è ricordato Gregorio prete de hordine s. mediol. eccles. Nel doc., pure milanese, del 789, più volte ricordato, l'arciv. Pietro fa esplicita menzione del consenso dato dai «sacerdotibus et levitis cunctisque ordinis nostri gradus». (Cfr. Delle antich. long. mil. cit. IV, pag. 298). In un altro doc., anch'esso milanese, del 1034 (Muratori Antiq. diss. LXI) si ricordano i «presbyteri diaconi et suddiaconi cardinales de hordine s. mediol. eccl.». Nel 1151 gli «ordinarii eccles. s. Alexandri» di Bergamo (la cattedrale) stipulano un'interessantissima convenzione con i loro cuochi. Cfr. Lupi Cod. cit. II, col 1105-1106.
Ed ho citato solo alcuni esempi dei più interessanti. Vedine altri in Lupi. De parr. pag. 380 e segg. e in Muratori Antiq. diss. LXI.
[541]. Esmein A. Cours élémentaire d'histoire du droit français, Paris, 1898, pag. 148 e Schulte loc. cit. pag. 650 e segg.
[542]. Presbyteri ruris in ecclesia civitatis episcopo presente vel presbyteris urbis ipsius offerre non presumant. Concil. neocesarense a. 314 c. 13. Sulla sua applicazione in occidente vedi Galante. Elem. di dir. eccles. cit. pag. 23 e Lupi. De parroch. cit. pag. 293 e segg. diss. III, cap. 3.
[543]. Il principio, sanzionato dal c. 13 del sinodo ottavo — oporteat in magna ecclesia in minori gradus constitutos ad maiores honores opportune contendere, sed non eos qui foris sunt, inter eos admitti — fu confermato pienamente da Giustiniano (Nov. III. 2) e da varî concilî posteriori. Cfr. Lupi De parr. cit. pag. 328.
[544]. Prisca loci consuetudo — dice Arnolfo loc. cit. I, 1. — ut, decedente metropolitano, unus ex majoris ecclesiae precipuis cardinalibus quos vocant ordinarios succedere debeat.
[545]. Questo avveniva quasi esclusivamente quando si trattava di custodes martyrum, i quali, fino dal tempo di Silvestro I (314-335) erano messi fra il diacono e il suddiacono. Cfr. Thomassin L. Nova et vetus ecclesiae disciplina cit. vol. I, parte I, libr. 2, cap. 92, § 2, pag. 299.