Il custos della chiesa di S. Ambrogio, p. es., è non di rado (cfr. Puricelli loc. cit. n. 8, a. 740; e n. 11, a. 781, 2 maggio e Delle antichità long. mil. cit. Diss. XXVII, vol. III, pag. 256) chiamato venerabilis e reverendissimus.

[546]. Con questo termine intendo i preti già stabilmente fissati presso le chiese che a Milano sono dette decumane, a Lucca sedali, a Bergamo cardinali, etc.

[547]. Al documento citato a pag. 187, nota 2 si può aggiungere quello del 974 in cui si ricorda Giovanni prete decomano della santa chiesa milanese ed officiale della chiesa di S. Maria detta di Podone (cfr. Delle antichità long. milan. cit. vol. III, Diss. XXX, pag. 371) e sopra tutto il passo del testamento di Attone vescovo di Vercelli (ed. Del Signore cit. prefaz. pag. XVII) in cui, nel lasciar loro le due valli di Leventina e Bellenica, distingue nettamente il clero raccolto nella cattedrale dai decumani sparsi per la città: presbyteris seu diaconis cardinalibus sancte mediolanensi ecclesie et sacerdotibus decomanis qui in eadem civitate pro tempore fuerint.

[548]. a. 1117. Dum in Dei nomine in civitate Mediolani in Arengo publico in quo erat Domnus Jordanus archiepiscopus, ibique cum eo eius presbiteri et clerici maioris ordinis et minoris praedictae mediol. eccl..... veniens d. Ardericus ven. laudensis episcopus cum suis clericis majoris ordinis et minoris....

Giulini loc. cit. parte V, pag. 545.

[549]. Cfr. nota 1 a pag. 190.

Per Lodi vedi il doc. del sec. X (ed. Vignati loc. cit. n. 13, pag. 19) «Cardinales presbyteri, diaconi et subdiaconi».

[550]. Tutti i documenti parlano sempre di presbyteri. E, del resto, si capisce facilmente che dovendo compiere delle funzioni, a cominciar dalla messa, per le quali la Chiesa aveva stabilito indispensabile il grado del presbiterato, dovevano essere preti.

In seguito, però, forse per quella corruzione degli ordini ecclesiastici che a Milano appare fino dai primissimi decenni del secolo nono (cfr. Puricelli De S. Arialdo cit. IV, 1); sembra che potessero essere decumani anche i diaconi. Almeno Arnolfo (loc. cit. III, 8) racconta che Arialdo era ex decomanis diaconus. Il Giulini — con ragione, secondo me — suppone (loc. cit. parte IV, pag. 13, ad an. 1056) che non solo fosse, per abuso, attribuito il nome di decumani ai preti di molte chiese di Milano che non erano di quell'ordine; ma che fino dai tempi di Arnolfo fosse divenuto un titolo generale a tutti gli ecclesiastici di qualunque ordine, che non fossero ordinarii.

[551]. a. 871. febbraio.