In seguito, dove la situazione topografica si manifestò più favorevole al commercio, in immediato contatto con la parte esterna delle mura della città si vennero da ogni parte raccogliendo individui delle più svariate provenienze e gradazioni sociali, dal libero ricco ed indipendente al servo fuggito dal dominio signorile, attrattivi dall'unico scopo del commerciare. L'identità del fine e la comunanza del luogo portò rapidamente ad un'unione, se non ad una fusione, di tutti questi elementi, pur così eterogenei, e fece sì che insieme con il mercato e con le sue mansiones, sorgessero tutt'intorno le case dei mercanti, dominate, non di rado, dalla chiesa comune; e che lungo la parte del borgo che non si appoggiava alle mura, corressero fossi e steccati, fatti scavare e costruire dai mercanti stessi stretti, per bisogno di reciproca difesa, in quelle gilde che appaiono ai primi albori dei comuni franco-germanici. E il numero dei borghi originati da mercatores fu tale che furono chiamati quasi indifferentemente mercatores e burgenses. E questi borghi, per la speciale origine e conformazione costituirono come un terreno neutro, nel quale vigevano usi, consuetudini e sistemi di scambio differenti da quelli che avevano vigore all'intorno.

Però tale stato di cose non si prolungò molto a lungo. La vicinanza immediata con la città, le relazioni inevitabilmente venutesi a stringere fra quelli dentro e quelli fuori le mura, l'aumento sempre più forte di ricchezza da parte dei mercanti ed il bisogno derivatone di una difesa e di una protezione più valida che solo le mura potevano offrire, fecero sì, che questi mercatores, tendessero ad entrare a far parte della città. Dal canto suo la città, sempre meno soggetta al potere centrale con lo svolgersi del sistema feudale, non aveva potuto mantenere inalterata la sua rigida economia agraria primitiva e non era in grado di opporre ostacoli troppo forti ai gruppi ormai omogenei che le si erano stabiliti sotto le mura; e così questi mercatores riuscirono a divenire cittadini. Ma questo nuovo elemento divenuto in breve predominante, impresse rapidamente alla città un organizzazione rispondente ai proprî bisogni ed alle proprie attitudini e con l'organizzazione anche il diritto, che creato sopratutto per gli scambi, ebbe come caratteristica, una natura essenzialmente internazionale; l'opposto, cioè, del diritto curtense che aveva fino ad allora predominato.

E questa è la seconda fase delle città tedesche, quella che si apre al tempo dei Comuni.

Come si vede la città franco-belgo-germanica non gode mai in maniera apprezzabile di un diritto suo proprio ad essa esclusivo: nella prima fase è retta da norme giuridiche che si applicano e vigono indifferentemente così dentro come fuori di essa; nella seconda riceve da elementi che non le sono originari un nuovo diritto che, se non costituisce tutto il complesso delle norme giuridiche, ne forma però la parte di gran lunga maggiore e più importante e questo diritto nuovo destinato a regolare rapporti d'indole commerciale, è, per necessità intrinseca della sua natura e del suo scopo, alieno da ogni tendenza particolaristica.

[658]. Quanto si è detto nella nota 4 a pag. 220 a proposito delle misure è pienamente confermato dai documenti fiorentini, dai quali ci è fatto conoscere che non di rado il tipo delle varie misure era espresso in una pietra murata presso le porte della città. «Ut sit mensurata cum pede qui designatus est in petra iuxta portam S. Pancratii posita» dice un documento del 1088, edito, insieme con molti altri posteriori che fanno menzione di questa misura da Tubalco Panichio. Del piede Aliprando e del piede della porta nella «Raccolta d'opuscoli scientifici e filologici» del Calogerà, to. X, Venezia, 1734, pag. 170.

[659]. Serafini F. Sulla nullità degli atti giuridici compiuti senza l'osservanza delle forme prescritte dalla legge. Roma, 1874, pag. 6.

[660]. Cfr. Paoli C. Mercato Scritta e Denaro di Dio in «Archivio Storico Ital.» s. V, to. XV, disp. 2 del 1895, pag. 307-315.

[661]. Zdekauer L. Mercato Scritta e Denaro di Dio nota a proposito della ricerca del Paoli con lo stesso titolo in «Rivista ital. per le scienze giurid.» 1895, fasc. 1.

[662]. Ecco un brano di innegabile evidenza tolto dalla prima novella intitolata «Vannino da Perugia e la Montanina» di Gentile Sermini da Siena (ed Livorno, 1874, pag. 10): «Disse la Nuta: Dammi tu la fede di farlo (di ricevere Vannino) se Andreoccio (il marito) va fuora della città? Sì, disse la Montanina, e la fede impalmò alla Nuta».

Non meno evidente è un esempio offertoci dai Fioretti di S. Francesco (c. 21) «Frate lupo, dice s. Francesco, io voglio che tu mi facci fede di questa promessa, acciocchè io meno possa fidare e distendendo santo Francesco la mano per riceverne fede, il lupo levò su il piè diritto dinanzi e dimesticamente lo puose sopra la mano di santo Francesco, dandogli quello segnale di fede ch'egli potea.