[709]. Nec marchionem aliquem in Tusciam mittemus sine laudamento hominum duodecim electorum in colloquio facto sonantibus campanis, dice il notissimo diploma di Enrico IV ai pisani dell'anno 1081.
[710]. P. Diacono, loc. cit. IV, 31 e II cap. ult.
[711]. Cfr. Memorie e doc. cit. IV, 1, pag 199.
[712]. Cfr. Friedlaender E. Darstellungen aus der Sittengeschichte Roms. II, pag. 538 e segg.
[713]. Cfr. Tamassia N. Fidem facere cit. pag.
[714]. Nelle nostre colline di Pisa, dice G. Lami (Lezioni di antichità toscane, etc. Firenze, 1766, vol. I, lezione 4ª, pag. 86-87) è un tratto di paese, vicino al Bagno ad acqua, che si chiama parlascio. È questo un monticello sulla cui cima si vedono le rovine di una mediocre rocca o fortezza di figura quadra con torrioni e baluardi tondi negli angoli. Sotto questa rocca verso levante è la chiesa dei SS. Quirico e Giulitta ed a ponente di questa chiesa è un borgo, pure detto parlascio, e non vi è stata mai trovata traccia alcuna di antico anfiteatro romano.
[715]. L'antico perilascium, trasformato in postribolo — effectum postribolum — fu donato nell'800 alla chiesa aretina per togliere lo sconcio. Cfr. Pasqui U. Documenti cit. I. n. 16, pag. 29-30.
[716]. Fino dal secolo decimo si ha ricordo di una porta a parlascio, per la sua vicinanza al parlascium. Cfr. Lami, loc. cit. I, pag 90.
[717]. Cfr. Lami, loc. cit. I, pag. 96; Alvisi E. Il libro delle origini di Fiesole e di Firenze, Parma, 1895, pag. 38 e Manni M. D. Notizie storiche intorno al parlagio ovvero anfiteatro di Firenze, Bologna, 1746. pag. 13-17 e 26.
a. 1171... infra civitatem Florentinam prope Perilascio picculo.