[743]. Lex Wisig. VIII, 5, 6 — IX. 1, 8; 2, 5 — VI, 2, 3 — XII, 2, 14 — VIII, 4, 14 — VII, 4, 7 — III, 4, 17 — VI, 2, 4 — VII, 2, 6 — VIII, 1, 3 — IX, 2, 2 — IX, 3, 3 — XII, 2, 4. Per i suoi rapporti con l'origine del Comune cfr. De Hinojosa E. Origen del Régimen Municipal en Léon y Castilla in «Estudios sobre la historia del derecho espanol» Madrid, 1903, pag. 5 e segg.

[744]. Cfr. pag. 1 e segg. e pag. 72 e segg.

[745]. La cosa è tanto nota che è inutile citare la numerosa bibliografia a questo riguardo. Basti ricordare per tutti Pertile loc. cit. II, 1, pag. 15-16; Leicht P. S. Antiche divisioni delle terre a Cividale. Estr. dalle Mem. Stor. Cividalesi 1907; Luzzatto G. Vicinie e Comuni in «Riv. ital. di Sociologia» 1909, fasc. 3-4, che ne riporta numerose prove e Tamassia N. Due documenti napoletani del 1139, che è importante perchè oltre a indicare e a servirsi di buon materiale, prova il perdurare ininterrotto delle antiche divisioni territoriali cittadine in regioni ed in quartieri dipendenti dalle singole porte anche in provincie esenti dalla dominazione langobarda.

[746]. Anche questo è notissimo. È da osservare che lo stesso avveniva anche in territori non langobardi. Belisario fece ribattezzare a Roma la porta di S. Sebastiano ponendola sotto la protezione dei due santi orientali Giorgio e Conone (Diehl O. Études cit. pag. 262) e che qualche volta la porta riceveva il nome di un santo venerato in una chiesa fuori delle mura. Ciò che è una prova novella dell'intimità del vincolo che univa il suburbio alla città. — Tale è il caso della porta di S. Stefano a Vercelli. Cfr. Adriani loc. cit., pag. 628, nota.

[747]. Ughelli loc. cit. VIII, col. 32.

[748]. Ed. Carmagnola cit., cap. 209.

[749]. A quanto già si è detto si può aggiungere Berlan. Il libro delle consuetudini mil. cit. pag. 145 e segg. e specialmente 147.

[750]. Giulini loc. cit. ad an., vol. V, pag. 503 e vol. VI, pag. 463.

[751]. Nei «Mon. Germ. Hist.» Leges, ed. Pertz, III, pag. 397.

[752]. Boretius I, 1, c. 8, pag. 197.