— Dolente riferire appello negativo.
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— Mandi subito comando in capo quel palombaro che secondo rapporto settimanale di codesto comando ha compiuto immersione a 50 metri.
— Dev'esservi errore di scrittura. Nella nostra minuta del rapporto settimanale figurano 30 metri e non 50.
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Niente, niente, niente. La nervosità telegrafica e telefonica si propagava ai tavoli degli uffici, provocava gesti disperati, chiamate brusche, ripartizioni di lavate di capo giù per i rami gerarchici, finite col tremito rassegnato delle ultime foglie, ma il miracolo non si produceva e la costernazione ufficiale, col progredire delle ore diveniva sempre più fresante, sempre più cupa. E dell'«U 22» nessuna notizia...
— Come si fa? — si domandava angosciosamente il «Flügeladjutant», facendosi cerchio delle mani al capo, mentre con l'occhio smarrito contemplava i telegrammi negativi che continuavano ad accumularsi sul suo tavolo. — Come si fa?
— «Ma varda sti taljan del diavolo che ve deve procurar sempre gratacapi, anca quando se perde in fondo al mar!» — mormorava nel veneto-italico idioma usato da tutta la K. u. K. marina austro-ungarica, come immortale sottostrato d'un tedesco imposto. E siccome sul suo tavolo era anche un telefono tutto scintillante, gli parve che mille occhi di superiori, pieni di minaccie lucide, lo fissassero. E s'inquietò.
— «Sti fioi de can qua!» — esclamò con ira e battendo col pugno chiuso su una copertina gialla, dove la sapiente mano d'un segretario aveva scritto, tra svolazzi d'onore e di chiusura, le parole:
Gefangenenverzeichnis der Italianische Marine (nota dei prigionieri della marina italiana).