— 25 metri! — lesse al manometro il sott'ufficiale.

Silenzio: e s'udiva soltanto il fruscìo dei cavi sul bordo della zattera.

— Cavo, cavo, date cavo — impose la voce da fonografo.

E il fruscìo s'accelerò.

— 30 metri... 35 metri...

— Va bene? — chiese di nuovo il dottore, alzando involontariamente la voce, come per metterla alla stessa tonalità di quella artefatta dagli uomini e che sgorgava dalla campana del telefono altisonante.

— Sì, sì, bene. Ho un po' di dolore agli orecchi, ma passerà. Cavo, cavo!

Ostrega, che furia! — mormorò il tenente di vascello. — Cossa ghe prende?

— 40!... 43!... 46!...

— E ora adagio... procurate di non dar scosse al cavo... perchè mi si ripercuotono nella testa — disse la voce dell'abisso.