Ma deve aver vissuto molto a Roma, questa sconosciuta creatura, per avervi tante relazioni.

— No — mi risponde — non vi son passata che una volta nel viaggio per venir qui e non conosco nessuno di coloro che ho nominato. — E siccome rido, ella mi spiega che ha sua madre e qualche amica nella mia città: che le scrivono spesso della vita che fanno e che arde dal desiderio d'andarvi.

— E vi anderà?

— Mamma non sa decidersi, non vuol lasciarmi partire ora.

— Posso domandarle perchè?

Yes: torpedoes... you know... Pare che ora vi sieno troppi sommergibili qua intorno...

Basta: la festa sparisce: questa mite creatura ha sussultato e s'è stretta a me nel mormorare la terribile parola che s'è infiltrata anche qui: torpedoes: il siluro. E in una visione d'un attimo io vedo alta ergersi nel cielo la colonna mortale d'acqua dal fianco d'una nave che immediatamente s'inclina, mentre centinaia di esseri viventi, tra i quali è questa innocente reginetta di grazia, gettano le ultime disperate grida d'angoscia fissando con uno sguardo folle il baratro spaventevole, già chiazzato di rosso, già cosparso d'irriconoscibili cose...

— Perchè non risponde? Trova che la mamma fa bene?

... Niente: ho torto; infatti dall'orchestra che è sul palcoscenico, piovono su questa ressa già aizzata, le prime note d'un tango, il ballo dell'umanità imbecillita e imputridita, precursore della guerra.

E da un po' di stupida lascivia raccolta preziosamente dai bassifondi argentini, resta anche questa sera dimostrato che nemmeno la strage va presa sul serio, e che forse noi non siamo altro che alcune centinaia di milioni di formiche inutili sulle quali è bene passi ogni tanto, così per trastullo, un piede enorme...