E subito, ridendo anch'ella d'un riso cristallino, m'infila un braccio sotto un'ascella e mi trascina con lei. Ecco un bianco e nero bizzarro. Ventiquattr'ore fa nell'ansiosa corsa sul mare un'altra figura bianca s'avvinghiava a me nella notte. Ma era un fantasma senza nome e senza maschera e che trascina più lontano assai di queste creature della terra... Ora invece al mio fianco è il rigoglio della vita, una cosa a cui non pensavo più, o a cui non osavo pensar più: v'è questa calda femminilità resa perfetta dal mistero e dal non lasciar conoscere nulla della sua esistenza giornaliera: il più gran fascino della donna.

E questa dev'essere bella: supremamente bella, come sanno esserlo le inglesi quando lo sono. Lo indovino dai riccioli d'oro che le sfuggono dal cappuccio di seta, dal celeste puro degli occhi ridenti, dalla bocca da ritratto francese del dieciottesimo secolo, dall'ovale perfetto del volto e dall'ambra rosata della pelle: non può avere altro difetto che nel naso: ed è questo l'unico punto interrogativo.

— In quale città è nato, lei? — mi chiede.

— Roma.

La mia risposta dev'essere stata data troppo soprapensiero. Forse merito d'esser scosso: non posso spiegarmi diversamente la strabiliante domanda che immediatamente segue:

Oh! — esclama — Do you know the Pope? — (Conosce il Papa?)

Bene: affrontiamo con calma le conseguenze di non conoscerlo.

— Non conosco il Papa...

Gli occhi celesti s'irradiano di stupore e la piccola bocca scintillante resta schiusa per qualche istante senza parola.

How possible? — (Com'è possibile?...) — And, do you know the...? — e mi nomina un augusto personaggio della nostra casa regnante. Le rispondo che questo è un caso migliore, che in varie occasioni infatti... Ma m'interrompe... — And do you know il tale? — And do you know il tale altro? E giù nomi romani, in fila, senza respiro...