La scorriamo insieme, questa «very useful list».

— Uno... Il che significa che ve n'è uno nei pressi della rotta che la mia nave dovrà percorrere e che perciò va distinto.

— Due...

— Tre...

E meno male che ci fermiamo. Tre.

— E se ne verranno annunziati altri, prima della sua partenza, glielo farò sapere...

Grazie. Vi sono dei riguardi che commuovono, dei piccoli favori che rinsaldano le amicizie.

— Attento ai siluri! — sussurra con un sorriso il mio garbato interlocutore.

Oh! quanti strani avvisi ha ricevuti la mia vita! M'era rimasto come culmine d'originalità il ricordo del saluto venezuelano a «Culebras, señor!» — attento ai serpenti! — che l'uomo scambia col proprio simile nei pressi delle foreste vergini, come abituale augurio. Allora, nel silenzio solenne delle volte verdi, dove da ogni ramo può piombare una morte viscida, fredda, soffocante, orribile, lo spirito trema ad ogni fruscìo del mare di foglie; e la vista, confusa dal sinistro scenario che una penombra verde condensata subito dalla distanza in violetto, racchiude, non serve più, non difende più.

E dalle sommesse grida della piccola fauna tropicale acquattata nel verde sorge l'espressione d'un universale spavento: s'intuisce che per miglia, per centinaia di miglia, in largo ed in lungo, tutto, tutto nella foresta vive nella trepidazione cupa di venire o no a contatto con una gelida spira che sarà la fine. E si comprende l'augurio, sottolineandolo con l'affanno del respiro.