O voi che dubitate, mortificate il vostro spirito come noi, purificatevi nella penitenza come noi, pregate come noi, venite con noi nel Suo tempio dove s'effonde la Sua infinita bontà... Venite! È questo il primo Venerdì Santo da che noi liberammo dagli Infedeli il Santo Sepolcro del Suo figliuolo. — Egli ce ne ricompenserà... Venite!...

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E uno dei massimi templi di Parigi si riempie a poco a poco di buone, fidenti creature, senza peccato come i primi cristiani. — Nel supremo atto della Passione esse vengono — cor contritum quasi cinis — a porgere in olocausto al Redentore lo strazio dei loro cuori, umilmente esaltando la divina volontà. Qui non son più le meravigliose donne di Francia che all'annunzio della perdita d'un figlio alla fronte, chiedono «Quale dei tre?» con sublime calma: qui dove è scritto a lettere d'oro «O voi che piangete, venite a me» — esse, ubbidendo al richiamo, son venute infatti a piangere, nascoste nelle tenebre rituali delle navate sulle quali una luce filtrata dalle antiche vetriate gotiche, getta qua e là qualche iride vivida.

Gli spazi vuoti si restringono, l'umanità dolorante s'accalca e le file dei pilastri emergono ormai come da una marea nera, agitata tutta dall'impercettibile fremito della preghiera.

Laggiù in fondo, la rada costellazione delle candele intorno al Cristo morto, crea come una mistica sfera di luce e gli occhi vi si fissano, spalancati da una fede fervida. Ed è proprio là, tra quella luce, che nascono le care visioni dei morti di Verdun, della Somme, dell'Avre, circondate da aureole d'oro. È da là che essi rispondono a mille disperate chiamate, sorridendo col loro calmo sorriso di morti. — Sono migliaia ma nessuno ottenebra la visione dell'altro: infiniti ed uno....

Uno! Et lux perpetua luceat eis...

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La cupa sonorità del tempio, ingrandisce i minimi rumori: lo scatto stridulo delle sedie si alterna coi colpi di tosse mal repressi, coi gemiti appena trattenuti; gli amen d'un piccolo chierico che segue il sacerdote ufficiante lungo le stazioni della Via Crucis, squillano e riecheggiano alti come note soprane su un leggerissimo accordo. E un'atmosfera mistica, fatta d'incenso, di fumo di ceri, di passione umana tanto intensa da sembrar quasi materializzata e compressa tra le volte del tempio, grava su migliaia di teste chinate da una reverenza senza nome, immobilizzate da una preghiera assoluta, dimentica del corpo, ascendente da spirito a spirito: In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum...

... Il singhiozzo del Cristo che muore...

II.