Qua le situazioni si decidono alla svelta, da gente da ferrovia, da piroscafo e d'albergo che ha la quasi certezza di non incontrarsi più. La mia è risoluta in due brevissime scene: la prima, una netta voltata di spalle dopo uno sguardo di indescrivibile, sprezzante stupore; la seconda, un conciso dialogo riferito a me e udito nel mentre, libero, mi avvio verso il mio casotto.

— Sonia, quel est ce monsieur-là?

— Sais pas: une éspèce de fou...

Il mare è là: ripieno di corpi umani, punteggiato da cappelloni di paglia, da cuffie rosse, bianche, azzurre, cosparso di minuscole imbarcazioni bisessuali, si lascia pervadere da mille odori complicati e dorme respirando appena, come mastino sdraiato al sole e insensibile agli sciami di mosche.

E sarebbe questo il mare giustiziere, il truce mare del vecchio marinaio di S. Benedetto del Tronto? Eh! Via! Ha il sonno così duro! E lo sguazzio della lascivia umana non alza di un centimetro le placide, silenziose sue piccole onde che vengono ad una ad una a cancellare mollemente le traccie lasciate da centinaia di piedi nudi, mossi in ritmo...

II.

La metà delle lettere che si scrivono nel salone di un grande albergo sono scritte per essere scritte e come relazione vera con la persona a cui vengono indirizzate, non hanno generalmente che l'indirizzo. Quanti occhi assorti e quante penne sospese a mezz'aria, in questi tavoli omnibus, dove ciascuno sembra cercare i periodi sul viso femminile incontro e fa durar le lettere più che può!

Io son venuto a sedermi qui per questo motivo: che una signora, forse ungherese, forse peggio, nello scendere dall'automobile dell'Hôtel si è diretta subito verso la mia uniforme e mi ha chiesto due stanze non esposte al mare. Invano il direttore si è precipitato dal suo banco ad avvertir dell'equivoco. Niente: la predetta dama ha insistito freddamente nel chiedermi le sue due stanze non esposte al mare e il mio neutro silenzio non le ha spiegato nulla. È stato necessario voltarle le spalle: e siccome ella ha certamente ritenuto che io le mostrassi il cammino, mi ha seguito dentro il salone di scrittura già affollato. E allora mi son seduto pacatamente a un tavolo, piantandola in asso. E una volta seduto, bisogna ben scrivere qualche cosa. Bene! Quando alcuni di questi foglietti saranno riempiti, metterò «Amico mio» in testa al primo, — «cordiali saluti» in fondo all'ultimo, e sceglierò un indirizzo che corrisponda ad una persona di spirito.

Ed ecco, caro Indeterminato, perchè ti scrivo. Chiama queste pagine «note sincere di un'ora di grande Albergo» invece che lettera; e supponi di avermene dato l'incarico. Prometto l'assoluta verità.

Intanto il posto di fronte a me s'è riempito e al disopra del basso cristallo che taglia in due la larghezza del tavolo, vedo un'ondata di capelli biondi, molto sapientemente pettinati secondo la foggia di alcune di quelle figurine etrusche la cui missione consiste nell'essere dipinte eternamente in fila attorno ad un vaso.