Infatti nel guidarmi attraverso gli imperiali appartamenti mi suggerisce le più strane osservazioni sul dubbio gusto degli addobbi, sorride con indulgenza su alcune imperiali volontà, sorvolando però, non approfondendo troppo; pronto al viso tedesco di reverenza non appena il suo spesso labbro si agita per pronunziare la parola cesarea, la parola di dominio, designante la massima potenza umana.
Ed ecco che la psiche di questo straniero mi sfugge...
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Parsifal: l'apoteosi del Germanesimo. Wagner agli intellettuali, attraverso i teatri di Europa infiacchiti tutti nello spirito nazionale; e Carlo Marx alle masse, rese irrequiete da un materialismo senza limiti. Che cosa sono, armi e dottrine? programma o spontaneità? Ma...
Sono alla Fenice, in un palco che potrei dire internazionale: una principessa tedesca che parla francese, un addetto d'ambasciata austriaco, due «Von» della marina tedesca imbarcati sul Goeben e due signore del mio paese, sì, ma che parlano tedesco.
Sfilano le scene dalle insulse parole e dalla musica filosofale, nel più profondo silenzio che massa umana possa produrre. Tace persino la tosse del teatro, persistente nota di ogni uditorio.
Crani lucidi e spalle bianche sono immobili; e, disegnate dagli sparati candidi delle marsine, tante file parallele si allineano nella semioscurità della platea, come solchi di un campo nevoso in disgelo.
Incorreggibilmente latino, io trovo che il cosiddetto genio tedesco può essere sempre raffigurato da una enorme piramide rovesciata, ed in bilico su un vertice non suo. L'occhio non vede che una grande superficie tedesca; così, l'origine vera, sapientemente nascosta, gli sfugge. Ecco qua il Capolavoro. In questa folla religiosamente intenta, corrono infatti fremiti che solo l'arte può produrre: io stesso in certi momenti ne subisco il fascino e sento che il veleno tedesco è veramente ben preparato se può infiltrarsi nelle vene così. Ma se analizzo questi momenti di reverenza ne trovo subito l'origine e mi sorprende che tutti costoro non sentano che la piramide oscilla. Il vertice è il Vangelo malamente profanato da erotismo e impasticciato da nebulosi personaggi, faticosamente nati da tavolino tedesco. Kundry non è che una complicata Maria di Magdala, la quale aveva certo dovuto fare innumerevoli orgie di birra prima di mettersi a detergere piedi e a belare «redenzione... redenzione» insieme all'estatico Parsifal, giustamente punito con interminabili «piantoni» per non saper nemmeno lontanamente avvicinarsi alla grande figura che dovrebbe imitare e che può, tutto al più, parodiare. Lo Spirito Santo è distaccato dal cielo per diventare comunissimo piccione, fatto apposta per scorrere lungo un filo di ferro, secondo un sistema tedesco brevettato: l'altare cattolico, dopo la manipolazione tedesca, perde una quantità di cose, ma conserva i gradini, dove al posto dei chierici s'inginocchiano graziose giovanette dalle gambe troppo in vista tra le spaccature laterali della cotta. — Chiamiamole pure Graal queste strane chiese, e chiamiamo pure cavalieri quei buoni personaggi che vi passeggiano dentro e che certo ebbero precedenti da Gambrinus...
O puri, limpidi maestri del mio Paese a cui bastavano poche schiette note a strappare lagrime e far delirare le folle, quando il sentimento italiano era intatto e trovava nella vostra musica la sua perfetta espressione, su dalla tomba! La Germania avanza e stritola i vostri sepolcri che le fanno argine. Ombre insigni e luminose, proteggeteci. — Quando ci avranno assuefatti a questa odierna mentalità musicale, ahimè! — la questione è assai più elevata — sentiremo e penseremo alla tedesca e chiameremo Elsa o Ortruda le nostre figlie: schiavi saremo: irrimediabilmente schiavi...
— È veramente magnifico! Non si può andare più in là! — mi dice l'addetto austriaco mentre cade la tela tra gli scrosci degli applausi e la luce inonda di nuovo la sala.