III.
Pare che i quattro transatlantici partiranno subito non appena riempiti: seguirà una nave da guerra inglese, anch'essa carica dello stesso carico. E le varie centinaia di ritardatari, rastrellati dai monti, dalle paludi giù verso Valona e il mare, verranno imbarcati sulla mia nave per essere trasportati in Sardegna, al lazzaretto dell'Asinara...
Ah! Per Bacco! meglio affrontar di nuovo i siluri dei sommergibili e il bombardamento di un'intera squadriglia di aeroplani, come stamane a Durazzo, quando, dal basso e dall'alto, frusciava e rombava la morte. Ma... sta bene; vedremo da vicino come «lavori» anche il colèra... Una volta stabilito che l'uomo debba finalmente sparir dalla terra, è bene che tutti i mezzi concorrano insieme a distruggerlo...
È notte; la cupa notte di guerra, dove tutto si occulta e tace. Navi, monti, case, accampamenti e la catasta dei morti, son svaniti nel caos nero del mare e del cielo. I «chi va là!» delle sentinelle suscitati dal passaggio del motoscafo, c'inseguono rabbiosamente nel buio, come voci di fantasmi acquattati a mezz'aria e disturbati da noi. Dal subitaneo intensificarsi del tanfo dei prigionieri comprendo che uno dei transatlantici in partenza ci dev'essere vicino. Ma è molto lunga questa nave: lo deduco dal tempo nel quale son costretto a non respirare più.
Da dietro ai monti di Kanina sorge come il diffuso bagliore di un incendio lontanissimo e il castello del paesetto, annidato sulla cresta, vi s'incide sopra con un nero, per contrasto, più denso di tutto il nero d'intorno.
Ah! la luna!
Il che vuol dire, tra poco aereoplani: e cioè rimbombi, vampe, costellazioni di shrapnel e... chi lo sa?
Qualcuno già segnato dal destino intanto pranza e forse ride.
IV.
Tutta bianca di calce cosparsa sui ponti, avvolta da un'atmosfera d'acido fenico, e qua e là sbarrata come per guidare armenti ad una via prefissa, la nave sussulta per l'urto di quattro pontoni enormi che le portano il carico.