— Si può cominciare? — domanda una voce dal basso. E un capitano dei carabinieri, col volto rivolto in su verso l'ufficiale di guardia, aspetta la risposta.

Scintillano alla scala due file di baionette: sfilacciature di cordami intrise di liquido disinfettante son distese sul ponte: sbuffano a prora improvvisate doccie d'acqua di mare; medico ed infermieri rimboccano le maniche dei bianchi camici: tra i cannoni di prora, lunghe fila di gavette fumigano, fiancheggiate da mucchi di pane e da schiere di «bidoni» di vino: sì, che si può cominciare. Avanti!

Avanti, Austria, il cui Impero è il mondo!

E, appoggiato a due bastoni, comparisce alla scala lo Scheletro.

I suoi abiti furono lungamente seppelliti con lui e la putredine li scolorò, li rôse e lacerò.

Così un ginocchio ne emerge, ridotto alla macabra plastica delle ossa. I suoi piedi sono avvolti in cenci legati con una cordicella e non è difficile riconoscere in questi, lembi di stoffa militare. Non può camminare perchè «gli si è logorata la carne» delle piante e deve gravitare su piaghe.

Ha nella bocca contratta un ciuffo d'erba che mastica. Dai suoi occhi affossati s'alza uno sguardo obliquo di mendicante assassino: sguardo che si fissa su noi elevandosi a poco a poco come trattenuto da un peso.

— Io, tenente, — dice in italiano sillabato in tedesco, lo Scheletro, mentre porta a scatti una mano fasciata al berretto che è forato in alto da una palla.

È vero: sul bavero lucido di untume, due stelle in diagonale son rimaste attaccate ad un fondo di velluto rosso. Allora, passi a dritta, lo Scheletro: la dritta, il lato privilegiato di ogni nave.

E al taglio della scala apparisce al suo posto l'Agonia.