Piedi fasciati da cenci anche lui: tibie nude, intorno alle quali i pantaloni color terra, tutti sfrangiati, s'afflosciano. Un resto di camicia color terra apparisce nella scollatura d'un cappotto militare color terra e che al posto dei bottoni ha complicate legature di spago. Più su è una testa di uccello scarnito dalla quale due occhi piccoli, nerissimi, mandano le cupe vampate della febbre. E questa testa terribile ripete le strane oscillazioni delle teste delle testuggini.
— Questo, a prora sinistra — dice il dottore che lo riconosce «suo» immediatamente.
Col passo di un ottuagenario l'Agonia ubbidisce. Va, ma si sofferma, tossisce, socchiude gli occhi ed ansa, e un infermiere l'accompagna al suo imminente destino.
— Giù i bastoni!
— Was?
— Giù i bastoni! Questi. — È il capo cannoniere che impone così.
E tre, quattro figure sparute, in cenci, dai capelli biondi lunghissimi, una delle quali ha tutto il capo fasciato da bende sordide, obbediscono. Un'occhiata a questi bastoni che cadono e rimbalzano sul ponte, perchè l'eloquenza delle cose, spoglia del fastidio della parola, domanda tutto lo sguardo.
Grossi, noccuti, alti, furono fatti per sostenersi, ma anche più per difendersi dagli uomini, questi bastoni che tastarono così a lungo la superficie della terra. Essi si consunsero su di una «Via Crucis», dove tutto era disputato, dalla radice strappata alla terra con le unghie, agli stracci dei compagni caduti. L'esistenza era ad essi raccomandata e fu il continuo strofinio delle mani che diede loro quella patina lucida che soltanto l'essenza umana distillata dal tempo può dare. E allora da questi randelli che ormai s'ammucchiano e il cui picchio sul ponte divien quasi isocrono, si sviluppa come un'anima tetra: non pare più legno la loro materia...
Avanti: la fila ha ora un afflusso press'a poco regolare, nel quale di quando in quando rallentamenti per corpi portati a braccia dai marinai, s'interpongono. Sulla candida coltre della calce un sentiero scuro si traccia, di fango, di stracci, di stille di sangue. Sembra che la nave galleggi in un inferno da cui sgorghino senza posa dannati per una ascendente via di liberazione. Ah! nell'anno di sventura 1916 è necessario ricorrere ai paragoni d'extra-mondo, perchè la storia degli uomini s'è tutta impallidita e non può più dar confronti...
Avanti, «miei» popoli d'Asburgo; «miei» reggimenti, «miei» fedeli soldati...! povera putredine di sfacelo di razze. Tutta la nave ne è invasa: e l'orribile, veramente orribile tanfo di mezza morte che se ne sviluppa, dopo aver avvelenato ogni ambiente, s'infiltra nelle cose perchè nell'avvenire ne rimanga sempre.