— ... dov'erano nubi di corvi... E avanti e dietro se ne vedevano a perdita di vista. Così non si sbagliava mai. Ma una cosa a cui non si poteva rimediare era la fame. Corteccie e neve, a lungo fanno male... E io non mi sono mai potuto adattare a quello che ho visto fare a qualcuno, impazzito dalla fame... Meglio addirittura buttarsi a terra per sempre... E che diamine! ma questo non glielo dico, non glie lo posso dire...

E poi — dice in tedesco come parlando a sè stesso — è proprio da pazzi mangiare dalla bocca...

— Dio!

— ... dei colerosi caduti...

Basta, cristiano, in nome del nostro Dio comune, in nome delle due donne che soffersero in ugual modo per metterci a «questo» mondo! Tu, purificato da un inferno più atroce di quello che da bambini ci terrorizzava, non sei più mio nemico: noi italiani che abbiamo la tua vita in mano per un minimo tuo segno di rivolta, in questo momento non potremmo ordinare la tua morte. Ah! Possa esser questo che tu hai sofferto, l'Inferno di coloro che ti ci spinsero vivo!

IX.

Notizie macabre abbiamo raccolto a Messina sul passaggio dei quattro transatlantici che ci hanno preceduto nella stessa nostra «Via Crucis». Il colèra, rimasto solo a uccidere, s'è sentito il tiranno di bordo e come se le povere orde raccoltevi fossero condannate, o in battaglia, o in marcia, o in riposo, sempre e dovunque a dare ogni giorno una stessa cifra di vittime, ha stabilito quante centinaia gliene occorressero per mantener la cifra costante; e le ha volute.

Tutto il ferro disponibile di bordo venne usato per assicurare a ciascuna vittima la discesa negli abissi, dove il furore dell'uomo non poteva più raggiungerla. Ma poi il ferro finì e...

* * *

... e ora che la mia nave è in pieno mare, può facilmente rintracciare sull'acqua il cammino delle altre.