— Pronti?

— Pronti.

Cala la sera. Dalla terra giungono zaffate d'acido fenico portate dalle prime brezze partorite dalle colline e nelle quali s'interpone come il ricordo d'una vita pura che non ci appartiene più; l'odore del lentischio; l'alito fresco e sano della Sardegna.

Laggiù, qualche lume s'accende: altri ne sorgono in fretta e palpitano lungo bizzarre linee geometriche suggerendo un'immediata immagine lugubre: viali di enormi cimiteri.

Ecco: i pontoni si discostano dalla nave e la nostra spaventevole missione è finita. Ad uno ad uno l'ombra li ingoia, seguìti dal nostro sguardo silenzioso...

Ma ogni riflessione nostra è ad un tratto bruscamente interrotta da un grido che viene... da dove viene? dall'ultimo pontone?

Forse. Ma questo è l'anno delle cose incredibili. È proprio una voce che proviene dalla cupa distesa del mare: una voce nemica; e chiara, netta, ci investe lo spirito con una forza tale che ne proviamo un brivido... Io non so, nè saprò mai, chi della confusa massa di uomini che la notte ingoia, ha saputo in questo momento elevarsi al disopra della propria sciagura, più su della marea di sangue che sommerge l'Europa, e lanciare il suo augurio di vita: di vita all'Italia. Io non so chi e quanti sieno coloro che ora dai pontoni che corrono verso le lugubri luci della terra, ripetono insieme il grido augurale... ma debbo a questi ignoti martiri un attimo di coscienza nuova e radiosa: debbo a loro se ho potuto per un istante pensare che l'uomo, no, non è la più scellerata, la più abbietta delle cose create: quella che porta in sè il germe del male, e che per nefasta prerogativa può anche ragionare il male che sparge intorno a sè, aumentarne le dosi con l'aiuto della scienza, mascherarlo come vuole con l'aiuto della morale...

È in grazia loro che io posso ora provare in me l'intrinseca gioia di sentirmi un essere animato da uno spirito che può inorgoglire e sentire in sè la grandezza dominatrice della propria Patria, che s'eleva, luce eterna, al disopra d'ogni lutto, d'ogni scempio, d'ogni inimicizia, d'ogni odio. Sono questi sconosciuti nemici che, affascinati, l'acclamano.

E mentre le colline dell'Isola della Morte s'arrossano delle fiammate macabre che bruciano la lebbra degli uomini, io vedo che più in alto, nel cielo, là dove i fiotti di fumo nero non potranno giungere mai, brillano le prime stelle, purissimamente.

UNA NOTTE DI NATALE. (LA FESTA).