E su questo silenzio, s'ode il duplice battito che s'avvicina, s'avvicina: e così nettamente, da sembrare nato nel corpo stesso del sommergibile, come una pulsazione delle sue vene.
Un cacciatorpediniere?
Forse: ma nessuno in mare esprime un parere senza previa, assoluta certezza.
Tutti gli sguardi son fissi, tutte le orecchie in ascolto: l'uomo tende ora i suoi sensi facendo ricorso agli istinti intatti dell'animale, sepolti in lui dalle prime epoche della razza.
Ad un tratto, quasi sulla nostra verticale, il duplice battito rallenta e cessa; e subentra un fruscìo che anch'esso a poco a poco si spegne in gorgoglii tenui.
— Ma questo è straordinario, — mormora il sottotenente di vascello. — S'è fermato qui sopra... un poco sulla nostra sinistra... mi pare.
Ora udiamo alcuni colpi secchi, come di chiusure di pesanti porte metalliche.
Ma che cosa sarà? A che distanza sarà?
— Straordinario, davvero! — dice lentamente il comandante, che finora non ha pronunciata sillaba, chiuso nella sua spasmodica attenzione. — È un sommergibile: un sommergibile che s'immerge... come noi. E ha scelto la stessa zona nostra perchè è l'unica in questi paraggi che non abbia scogli o fondi troppo fangosi. Viene probabilmente a riposo anche lui nella notte di Natale — aggiunge con un sorriso — ed è vicinissimo.
Sommergibile. — Nostro o...