v. 10: «piú che nel». V ha «piú che del».
v. 13: «e sonde». Aggiungo un «e», che mi pare richiesto dal senso: Temendo io guardo («veo», vedo) e ne sono pauroso...
v. 17: «possedete». V «presedete».
V. 20: «com' fenice». V ha «com' fa fenice»; ma anche qui il «fa», per la misura del verso, è di troppo.
v. 21: «naturali». Cosí è nel ms. «Naturali» per «naturale» è per necessitá di rima, dovendo rimare con «'guali» del v. 24; del resto questa forma di singolare in «i» era frequente nei volgari toscani.
v. 26: «come compresi». V ha «me ne comprese»; ma è evidentemente errato.
v. 38: «ora». V ha «or»; ma cosí non tornerebbe la misura del verso.
v. 40: «la fior tembra». Che cosa sia questo «fior tembra» non comprese bene il Grion. Il Targioni-Tozzetti ( Dizionario botanico, parte II, p. 212) dice che col nome di « timbra » o « timbro » intendesi la Satureia Iuliana, cioè la santoreggia del monte San Giuliano, che non è altro che la Micromeria Iuliana Benth., come m'informa il mio collega prof. Baroni, il quale mi avverte che codesta pianta ha la corolla caduca. Questa circostanza è importante per l'intelligenza del testo. Infatti il poeta termina invitando madonna ad aver pietà di lui, e a voler che non faccia come il fior «tembra», a cui cade la corolla.
VI PUCCIANDONE MARTELLI
Di Pucciandone Martelli fortunatamente si può attingere qualche notizia dalla cit. Chronica antiqua di Santa Caterina, dalla quale apparisce che prese parte alla vita pubblica di Pisa, specialmente nell'ultimo decennio del secolo XIII. Fu degli anziani per il gennaio e il febbraio del 1289, per il novembre e il decembre del 1292, per il gennaio e il febbraio del 1295, e infine per il maggio e il giugno del 1297. Forse è diretto a lui il sonetto CCXCI di Guittone che è in L e che incomincia: «Guelfo conte e Pucciandon la voce»?