Il sonetto provenzale è nel Laurenziano XLI, 42 (L), i sonetti italiani sono nel Barberiniano XLV, 47 (oggi Vaticano 3953) (B) e due nell'Estense X, B, 10 (E).
Son. II, v. 2: «gira e volge». Correggo cosí la mia antica ediz., mantenendomi fedele a B.
v. 5. Credo bene attenermi a B, abbandonando la lezione data dal Baudi de Vesme, che per il primo stampò questi sonetti: soltanto tolgo il «che» di B dinanzi a «tu 'l sai», e pongo «ora» e non «or» per necessità di verso.
v. 7. Anche qui mi attengo a B, che dá un senso piú chiaro della lezione da me seguita nella precedente edizione.
Son. III, v. 8. Veramente B ha «fa de mio amore, eo»: ma credo che, dividendo opportunamente, si debba leggere «de mi, o amore», e, correggendo la forma veneta «de mi» in «di me», venga fuori la lezione semplice e chiara «fa' di me, o Amor, ciò».
Son. IV, v. 10. Come è nel ms., il verso manca d'una sillaba: per compierlo v'aggiungo il «si» innanzi a «sta».
Son. VI, v. 2. Tolgo il «de», che avevo creduto di aggiungere in principio del verso, come non necessario.
v. 12: «con te». Veramente B ha «cum ti», che è forma veneta (si ricordi che quel codice fu scritto da Niccolò de Rossi trivigiano), la quale agevolmente si può correggere in «con te».
Son. VII, v. 3: «no el ghiaccio». Cosí mi permetto di correggere leggermente B, per ottenere la misura del verso.
v. 11: «transformormi». Cosí correggo, accettando la proposta fatta nella sua recensione alla mia ediz. dal De Geronimo; intendendo come egli dice: «Dio e la natura erano irati, quando mi crearono e mi fecer diverso da ogni creatura».