Al medesimo

Tornato di Francia, espone le sue miserie.

Vacche né tora piò neente bado,
che per li tempi assai m'han corneggiato:
fata né strega non m'hav'allacciato,
ma la francesca gente non privado.
Se dai boni bisogno mi fa rado,
doglio piò se ne fosse bandeggiato.
Signor, non siate ver' me corucciato,
ché lo core ver' voi umile strado.
Sacciate, nato fui da strettoia:
quanto dibatto piò, stringe, non muta
la rota di Fortuna mio tormento.
Non son giá mio, né voglio mia sentuta:
se mi volless', arei tristo talento,
e di quello che vòl mia vista croia.

III

Al medesimo

Se Dio possa usare misericordia verso di lui peccatore.

Onesto e savio religioso frate Guittone, Meo Abracciavacca. A ciò che piú vi piace e' son sempre con volontá di servire.

S'amore crea solo di piacere, e piacere solo di bono, temo di convenire a vostra contanza, perché non è fòr d'amore amistate, ned amore fòr simile di vertú infra li amici. Mò, sostenendo veritá, conoscenza e bono desio, sono costretto a desiderare per ragione; unde conforto che 'l sano di voi gusto sosterrà lo mio amaro cibo: ché non fôra benignitá scifare bono volere d'alcuno che l'have in servire, ma pare dirittura di sovenire a colui che si vòle apressare a quello che porge e sovene a privadi e a strangi. Perciò vi dimando che sia brunito lo mio ruginoso sentore de la quistione di sotto per sonetto hovvi scritto.

Poi sento ch'ogni tutto da Dio tegno,
non veggio offensa, ch'om possa mendare,
ché alma e corpo e tutto mio sostegno
mi die' per lui servendo fòr mancare.
Ed eo contr'esso deservendo vegno,
di che non saccio u' lui deggia pagare:
aldo mi drá misericordia regno,
perché lo credo nol posso avisare.
Però che pur Dio è somma iustizia,
misericordia contra me par sia,
ch'omè opra ver' me salute nente.
Ditelmi saggio, e poi de lor divizia,
chi tene inseme Dio per sua balía
assettata ciascuna e 'n sé piacente.

IV