VII

Giuoca intorno alla parola «fiore».

Tutto lo mondo si mantien per fiore:
se fior non fosse, frutto non sería;
per lo fiore si mantene amore,
gioie e alegreze, ch'è gran signoria.
E de la fior son fatto servidore,
sí di bon core che piú non poría;
in fiore ho messo tutto 'l meo valore;
si fiore mi falisse, ben moría.
Eo son fiorito e vado piú fiorendo,
in fiore ho posto tutto il mi' diporto,
per fiore agio la vita certamente.
Com' piú fiorisco, piú in fior m'intendo;
se fior mi falla, ben sería morto;
vostra mercé, madonna, fior aulente.

VIII

Piú la ama e piú ella non cede.

Dentro da la nieve esce lo foco,
e, dimorando ne la sua gialura,
e' vincela lo sole a poco a poco;
divien cristallo l'aigua, tant'è dura.
E quella fiamma si parte da loco
e contra de la sua prima natura;
e voi, madonna, lo tenete a gioco:
com' piú vi prego, piú mi state dura.
Ma questo agio veduto pur istando
l'acerbo pomo in dolce ritornare,
ma giá vostro core non s'inamora.
La dolce cèra vede pur clamando,
li augelli vi convitano d'amare,
amar convene la dolce criatora.

IX

Senza sapere, i signori possono perdere la signoria.

Saver, che sente un piciolo fantino,
esser devria in signor, che son seguiti;
schifa lo loco, ov'ello sta al dichino,
e teme i colpi, i quagli ha giá sentiti.
Chi sí non fa, pò perder so dimíno
e li seguaci trovasi periti;
però muti voler chi no l'ha fino
e guardi a' tempi, che li son transíti.
Ca pentimento non distorna il fatto;
megli' è volontá stringer che languire:
chi contra face a ciò ch'eo dico, sente.
Lo saggio aprende pur senno dal matto;
om, c'ha piú possa, piú dé' ubidire:
catel battuto fa leon temente.

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